OPERAIO SI LESIONA LA COLONNA VERTEBRALE E UNA SPALLA, SCATTA LA DENUNCIA DELLA FIOM CGIL

A seguito di un incidente sul lavoro, avvenuto nel cantiere navale Fipa Italiana Yacht di Massarosa, denunciato solo la scorsa settimana, e che ha coinvolto un lavoratore extracomunitario che si è lesionato la colonna vertebrale e una spalla, precipitando da una barca in lavorazione, dove non esistevano nè protezioni nè ponteggi, è la Fiom Cgil a scendere sul piede di guerra. Da quanto emerso per salire sulla postazione lavorativa era stata appoggiata una tavola su bidoni vuoti, a mò di scalino. “Ci domandiamo perchè no c’erano le aduegate impalcature – riferisce il segretario provinciale della Fiom Massimo Braccini – così come le necessarie precauzioni atte ad impedire la caduta”. “Come sempre di fronte a imbarcazioni che costano milioni di euro conta solo il fare il lavoro in fretta e col minore costo”. Sulla pelle dei lavoratori. Senza contare che i lavori di resinatura sempre più spesso sono affidati a extracomunitari, con contratti di somministrazione e a termine: “vorremmo anche sapere – aggiunge Braccini – se certi lavoratori vengono informati e formati sulle mansioni che vanno a svolgere”. Il fatto più grave comunque rimane che il sindacato ha rilevato: “la prima cosa detta al lavoratore da un responsabile dell’azienda è stata di non denunciare l’infortunio”. Un fatto grace, su cui dovrà essere fatta piena luce e individuate precise responsabilità: “le aziende dovranno cambiare registro e investire parte dei loro profitti in sicurezza”. Su questo è guerra aperta, “perchè al lavoro venga restiuito valore, rispetto e dignità”.

Letizia Tassinari

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DURO J’ACCUSE DEL COMITATO MATTEO VALENTI, A CGIL E COMUNE

Duro j’accuse del Comitato Matteo Valenti. La Cgil risponde. E lo fa tramite Lamberto Pocai, Segretario Versiliese della Fiom. In merito ala domanda sul perchè la Cgil non si sia costituita parte civile lo scorso 9 giugno alla udienza davanti al Gup che ha poi decretato il rinvio a giudizio delle quattro persone imputate di omicidio colposo per la morte del giovane marinaio Joubert Pocai risponde: ” Non ci siamo costituiti all’udienza davanti al gup ma è nostra intenzione farlo alla prima udienza fissata per il prossimo 20 dicembre”. Come da norme di codice di procedura la costituzione di parte civile al processo penale è infatti possibile effettuarla fino a quando non sia aperto il dibattimento. Se a questa domanda il Comitato Matteo Valenti ha avuto risposta dal Sindacato , alle altre domande e in particolar modo al perchè il Comitato non sia stato né avvisato né invitato dalla Amministrazione Comunale al tavolo per la sicurezza nei luoghi di lavoro, nessuna risposta. il Sindaco è latitante e tace.

Letizia Tassinari

“Mohamed El Mouvine aveva 22 anni” La riflessione di Milziade Caprili

Mohamed El Mouvine aveva 22 anni ed è stato stroncato da un infarto mentre lavorava in un cantiere edile a Pontemazzori. Si dice che avesse una malformazione congenita al cuore. “Si dice ed immagino che gli accertamenti siano in corso – è la riflessione dell’ex Senatore Miliziade Caprili, capogruppo consiliare di Rifondazione Comunista a Viareggio. Capita purtroppo di morire improvvisamente di cuore, senza alcun “ preavviso” . Però nel caso di malattie congenite ci si dovrebbe interrogare se e come può essere capitato che nessuno se ne sia accordo nel corso dei tanti accertamenti a cui si è sottoposti, per verificare l’idoneità o meno a svolgere un lavoro. Nel caso di Mohamed non è accaduto ed il padre lo ha visto morire a 22anni ed ora toccherà a chi di dovere accertare se e quali responsabilità sussistano. “Forse qualcuno sa o riferendosi ai temi toccati in campagna elettorale dai vari candidati ricorderà che non ho mai negato la necessità di una riflessione e di iniziative della sinistra sul tema della sicurezza – afferma Caprili – da quella sul lavoro ( a proposito: Mohamed prima di essere assunto e di iniziare a lavorare avrebbe dovuto o no essere sottoposto a visita medica e nel caso cosa è stato accertato?) e del lavoro a quella che riguarda le nostre città,tutti i luoghi delle nostre città. Non ho nemmeno negato (e come avrebbe potuto? ) che la sicurezza è legata anche a normative restrittive per coloro che stranieri compiono atti contro le leggi e che non è possibile e nuoce prima di tutto agli immigrati che faticano – eccome se faticano e spesso per un pezzo di pane! – lasciare sostanzialmente impuniti molte azioni di quella che viene impropriamente definita microcriminalità. Altra cosa è l’idea barbara della giustizia fatta da sé e di leggi razziste che fomentano comportamenti di totale inciviltà”. Milziade Caprili nella sua triste riflessione fa riferimento a quanto letto domenica scorsa sul Sole-24 Ore in un “passaggio” del professore Remo Bodei: ”In un mondo che si restringe e le cui parti divengono interdipendenti non c’è oggi alcuna sensata alternativa all’integrazione,la quale non coincide né con l’assimilazione,né con la creazione di ghetti (e neppure con il cosiddetto buonismo,un alibi per non assumere concrete responsabilità,o con la xenofobia, un acido che corrode la civile convivenza): L’integrazione rappresenta piuttosto un lungo e paziente processo di annodamento delle differenze all’interno di un tessuto sociale che le renda non solo compatibilità,in prospettiva,feconde”. Come non dargli ragione?

Letizia Tassinari