LE GIORNATE ROSSE VIAREGGINE: LA NOSTRA STORIA A 90 ANNI DI DISTANZA

Sono passati 90 anni e quest’anno la città intende commemorare le Giornate Rosse e la Repubblica di Viareggio.

“Questa è la nostra storia”, hanno ricordato ieri mattina Stefano Carmassi, Stefano Piccolomini, Duccio Bresciani e Mario Giannelli, organizzatori del programma del 90° anniversario che prevede un concerto al Sars la sera del 30 aprile, “Assalti Frontali”, una mostra di immagini di murales all’ex Inapli il pomeriggio del 2 maggio, e un dibattito il 4 maggio alle 18 alla libreria Fahrenheit, con relatori l’avvocato Glauco Dal Pino e il nostro collega Paride Pieraccini che ha discusso una tesi alla Sapienza di Pisa proprio sull’argomento. Ma come nasce l’idea di ricordare? “Non si può distruggere la memoria e riscrivere la storia in modo falsato. Per questo abbiamo pensato di valorizzare momenti che sono patrimonio dei lavoratori e deciso di ricordare le tre giornate rosse e la Repubblica Socialista di Viareggio, perchè pensiamo che le tradizioni, le usanze, l’identità di un popolo non vadano dimenticate”. Il 2 maggio 1920, e i giorni successivi, Viareggio fu al centro di qualcosa che non può in alcun modo essere slegato da quello che fu il biennio rosso in tutta la penisola. Le tre giornate furono una vera e propria insurrezione, con tanto di barricate e l’intervento, a seguito dello sciopero ad oltranza proclamato dagli operai della Darsena, di due cannoniere della Regia Marina a puntare i loro cannoni in direzione del lungomare. Il pretesto per i tumulti fu una partita di calcio, il derby tra Viareggio e Lucchese. Una rivalità tra le due città che racchiudeva in sè, seppure in modo abbozzato, la lotta di classe. L’animosità tra le due città avrebbe potuto far finire il tutto con un’invasione di campo, al massimo con una scazzottata. Il “casus belli” fu in realtà l’uccisione di un giovane, Augusto Morganti, per mano di un carabiniere, poi assolto, e il contesto quello di una città di circa 20mila abitanti, con uomini dediti principalmente ad attività legate con il mondo del mare come i calafati e i marinai. Una città proletaria, insomma, uscita da poco dalla grande guerra che aveva lasciato anche qui i suoi numerosi lutti. Il partito comunista, di Gramsci e Bordiga, sarebbe nato solo un anno dopo a Livorno, ma l’eco della rivoluzione bolscevica del ’17 si sentiva già forte tra i lavoratori e le masse oppresse. Quei viareggini senza partito, provarono a mimarla, alzando barricate e sparando. Ci furono numerosi arresti, qualcuno fuggì in esilio, qualcuno fu condannato. di li a poco, poi, sarebbe arrivato il “ventennio” e del biennio rosso ben poco rimase. Se non la memoria dell’uccisione, il 16 maggio del 1921, di Nieri e Paolini. Ogni rivoluzione ha comunque il suo poeta, e Mario Tobino, per impedire quei giorni finissero nel dimenticatoio, dedicò alla sommossa viareggina del ’20 alcune pagine del suo libro “Sulla spiaggia e di là dal molo”. Quest’anno il ricordo, e la commemorazione, di un periodo di storia viareggina saranno oggetto di una tre giorni fitta di appuntamenti, organizzata da Arci, Anpi, Giovani Comunisti, Libreria Fahrenheit, Dada Viruz Project e Sars.


Published in: on aprile 29, 2010 at 2:15 pm  Lascia un commento  
Tags: , ,