“LE MIE IDEE PER LO SVILUPPO”, CAMAIORE VERSO LE ELEZIONI: ALESSANDRO DEL DOTTO, CANDIDATO DEL CENTRO SINISTRA, RISPONDE ALLE DOMANDE DEL NUOVO CORRIERE

Aria di elezioni a Camaiore, e tempo di presentazione delle candidature. Ma anche di presentare alcuni aspetti del programma elettorale. Il primo a confrontarsi è stato, come noto, sul palco del Teatro dell’Olivo il candidato di centrosinistra Alessandro Del Dotto che tra l’altro ha risposto anche alle domande del Nuovo Corriere

Qual’è il suo giudizio sul pontile di Lido? “Il pontile è un’opera pubblica bella e appartiene alla città e alla gente: è il compimento di un intento di valorizzazione della passeggiata di Lido che la città ha ottenuto prima con l’inserimento nel Piano Strutturale (2001) poi con la sua completa realizzazione. Certo, è discutibile che non ci si possa andare con il cane – basterebbe metterci i bidoncini con paletta e sacchetto – o che non ci si possa pescare – a Marina di Pietrasanta si può, e questo aggrega e diverte sia i passanti che chi pesca -.Se però spostiamo l’attenzione su come si è arrivati a finanziare l’opera, qualche dubbio viene. Non ci si riferisce solo all’attesa per gli esiti del processo che pende a Lucca, nel Tribunale Penale. Pensiamo anche al fatto che è stata una convenzione nella quale, per fare un’opera pubblica: abbiamo reso le piazze dei piccoli centri commerciali e lo spiazzo sul pontile un’area da sfruttare anzichè luoghi di aggregazione, che il privato costruttore sfrutta; abbiamo ceduto al privato costruttore gli incassi dei parcheggi – dei quali, per ora, non conosciamo l’esatto ammontare annuo, nonostante le ripetute richieste al centrodestra, che si nasconde dietro un dito -; abbiamo ceduto per anni e anni i parcheggi sotterranei a privati. Risultato, il pontile c’è (e, intendiamoci, ci resta); ma per prendere un caffè (1 euro) e un quotidiano (1 euro: totale, 2 euro) ne paghiamo altrettanti per fermarci un’oretta al sole e goderci il caffè e il giornale. Se poi qualcuno parla di toccare le tariffe a ribasso o sospendere il pagamento in inverno o, ancora, mettere la sosta gratuita di mezz’ora (come accade anche altrove), c’è da scontrarsi con un meccanismo che, praticamente, è in mano a privati (intendiamoci, nulla contro i privati, che facciano lecitamente i loro interessi: semmai, il rimprovero è per lo stesso Comune, che non pare abbia fatto valere al massimo livello gli interessi pubblici della città). Alla faccia dell’opera “a costo zero”: in realtà, l’opera la pagano direttamente i cittadini!Ecco, l’opera pubblica è bella e va bene; lo stesso non vale per l’operazione finanziaria, che non mi pare figlia di una lungimirante politica per turismo e per la qualità della vita.  Incassi alla mano e conti fatti sul rientro nei costi, la prossima amministrazione dovrà essere capace di mettere in discussione un meccanismo che è abbastanza deleterio per la città, specie in tempi di crisi in cui abbiamo bisogno di mantenere l’afflusso di gente e aumentarlo”.
Ci saranno altri project financing o è uno stumento che non utilizzereste?
Quello del project financing è uno strumento giuridico: è un mezzo e come tale è neutro per natura. Ora, a parte che il modello del project è ormai superato dai partenariati pubblico-privati (strumenti più flessibili che consentono alle amministrazioni maggiori spazi di manovra per i propri interessi pubblici, cercando l’adesione del privato, e non viceversa), il problema vero non è il project. Il vero problema è: cosa ci si fa? Con quali condizioni? A quale scopo lo si fa? Con chi lo si fa? In generale, la risposta dovrà essere, sempre: “si fa un’opera formalmente e sostanzialmente pubblica, fino in fondo”; “si fa un’opera pubblica con condizioni chiare, precise e votate alla tutela dell’interesse pubblico, responsabilizzando in questa direzione la posizione del privato”; “si fanno cose che servono alla gente”; “lo si fa con chi – selezionato con trasparenza e massima chiarezza, aderisce al progetto, ne sposa l’interesse pubblico e ci scommette”. Se ne faremo altri? Beh, dipende da cosa si vuol fare: d’altronde, non sempre è necessario ricorrere ai project per fare opere pubbliche. Un esempio? I fondi comunitari, cioè i soldi che l’Europa ogni anno manda in Italia.
Lido e camaiore centro viaggiano a due velocità diverse? E se sì quali iniziative per creare uno sviluppo più armonico?
Le dinamiche attuali ci dicono questo. Certo, anche Lido attende ancora qualcuno che dia risposta alla sfida della destagionalizzazione, perchè è località turistica ma deve esserlo 12 mesi, non solo 4 mesi estivi. Il potenziale comunque c’è.
Si tratta, prima di tutto, di avere le idee chiare su quale identità vogliamo dare al nostro Comune. Se, come vogliamo, la qualità della vita delle persone e l’accoglienza sono i nostri temi centrali e il turismo diventa la chiave di ricchezza del nostro territorio, allora le principali scelte attorno alle quali dibattere sono l’asse mare-monti e lo sviluppo del turismo per il centro storico di Camaiore, per la pianura di Capezzano e per i borghi storici delle colline;

E nell’area dell’ex Bussoladomani?
Il futuro sta nella fantasia, potrebbe diventare oggetto di confronto per una struttura da ideare con un bel concorso internazionale di idee. Un’idea, ma non l’unica: è anche per questo che vogliamo ascoltare la città e sentire quale direzione la gente sogna per il nostro Comune.

Published in: on settembre 27, 2011 at 9:00 am  Lascia un commento  
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CHIUSE LE INDAGINI, LA PROCURA SI APPRESTA A CHIEDERE IL RINVIO A GIUDIZIO PER I TRE MILITARI ACCUSATI DI FAVOREGGIAMENTO PER “AVER TACIUTO CIRCOSTANZE RILEVANTI”

Chiusura delle indagini per i militari dell’Arma finiti nel mirino della Procura di Lucca durante l’indagine per l’omicidio di Stefano Romanini freddato a febbraio sotto la sua abitazione con 15 colpi di pistola, e arrestati a fine giugno e poi rimessi in libertà. Il pubblico ministero Fabio Origlio ha notificato l’avviso di fine indagine agli indagati, come prevede l’articolo 415 bis del Codice Penale, e si attende a breve il rinvio a giudizio per il maresciallo Ciro Ionta e il brigadiere Gianluca Martignetti, in forza alla stazione Carabinieri di Camaiore, e per l’appuntato in congedo Ennio Iardella, accusati di favoreggiamento per, secondo la Procura, “aver taciuto circostanze rilevanti ai fini delle indagini, prima alla Polizia Giudiziaria e poi al Pubblico Ministero, aiutando l’autore del delitto ad eludere le investigazioni della autorità per l’identificazione dell’ignoto autore del delitto”. “Aspettiamo fiduciosi l’inizio del processo – ha affermato ieri mattina l’avvocato Carlo Alberto Antongiovanni che assieme al collega Eros Baldini difende i due militari in servizio -, e non presenteremo alcuna memoria”. Stessa decisione per l’avvocatessa Nunzia Castellano che assieme all’avvocato Titano Marsili difende il carabiniere in pensione. “ Abbiamo presentato solo un’istanza di dissequestro di un pc, di un palmare e di una chiavetta USB – ha precisato l’avvocato Antongiovanni – e sbobinato gran parte delle numerose intercettazioni delle telefonate, soprattutto quelle tra il brigadiere Martignetti e un poliziotto dell’Anticrimine del Commissariato di Viareggio che stava seguendo le indagini e nulla emerge contro di lui”. “Io tutto quello che so te lo dico”, è questa la frase più ricorrente nelle varie conversazioni avvenute, dall’11 febbraio, ossia pochi giorni dopo l’omicidio dell’imprenditore camaiorese del settore delle escavazioni, al 15 aprile tra il brigadiere e il poliziotto che seguiva l’indagine. E di cose Martignetti alla Polizia ne avrebbe dette tante, compresa la descrizione di un rumeno alto 1,78/1,80, un po’ curvo e dal fisico asciutto, che sarebbe sparito nel nulla, forse partito per l’estero, all’indomani del delitto, e sul quale si sarebbero concentrati i primi sospetti degli inquirenti. E mentre si aspetta che venga fissata la data del rinvio a giudizio, e le mosse della difesa, le indagini sull’omicidio proseguono per trovare soluzione al caso ancora rimasto senza un colpevole. Il killer, e l’eventuale mandante, non hanno infatti ancora un nome.

(Il Corriere di Lucca e Versilia)

BRUCIA IL MONTE PRANA, VANNO A FUOCO 90 ETTARI


Ancora fiamme in Versilia. E’ stata un’altra notte di fuoco quella appena trascorsa. Con mezzi dei pompieri arrivati da tutta la Toscana per supportare le squadre dei Vigili del Fuoco del comando provinciale di Lucca, diretto da Mariano Tusa, e del distaccamento di Viareggio. Sono stati circa 90 gli ettari andati in fumo in località Torcigliano, nel comune di Camaiore. Le fiamme si sono sprigionate nel tardo pomeriggio: l’allarme alla sala operativa della Regione Toscana è scattato alle 19,22. Troppo tardi per far levare in volo i mezzi aerei. Le lingue di fuoco, altissime, si vedevano da tutta la Versilia. Con le fiamme che hanno lambito le case di Torcigliano, la cui strada è stata inibita al traffico con posti di blocco di Carabinieri e agenti della Polizia Municipale, e il ristorante del passo di Lucese. Paura per i residenti, svegli e in strada per tutta la notte, con l’allerta evacuazione scattata più volte “Dopo l’estate del 2008, e i suoi oltre 40 incendi – sono state le parole del sindaco Giampaolo Bertola – il piromane è tornato a colpire”. Tre anni fa il primo cittadino emise anche una taglia per cercare di individuare il pericoloso incendiario. Il vastissimo rogo, con focolai su due versanti, sulla crina del monte Prana e nel canalone, ha minacciato l’abitato e ha distrutto 65 ettari di bosco e 25 di pascolo, richiedendo un impegno di forze, di uomini e mezzi.

La situazione è migliorata solo dalle prime ore del mattino, quando all’alba hanno iniziato ad operare su tutta la zona un Canadair e ben sei elicotteri, due dei quali regionali. Nella notte, poi, si è riacceso anche l’incendio a La Culla, dove gli ettari di bosco andati in cenere, tutti pini e lecci, sono stati quattro. A dare man forte alle squadre dei pompieri, sia i volontari dell’ Antincendio che gli operai delle Comunità Montane che si sono alternati per fronteggiare il fuoco e spegnere le fiamme. Tutti gli incendi hanno avuto come comune denominatore il loro sviluppo nel tardo pomeriggio – sera e sono stati alimentati dalla forte calura della giornata e dal vento. La situazione, a fine giornata, era sotto controllo. Anche se per arrivare allo spegnimento definitivo del fuoco, che solo per mancanza di vento non ha creato ulteriori problemi, sono state necessarie decine e decine di sganci d’acqua. Con dispendio di risorse, e soldi. Piromane a parte, massima raccomandazione è rivolta a chi va per i boschi o a chi, come è accaduto in questi giorni, viaggia in treno e getta mozziconi di sigaretta accesi dai finestrini causando l’incendio delle sterpaglie lungo la linea ferrovia provocando così l’interruzione del traffico ferroviario.Incivili, barbari, criminali”. A scriverlo è il consigliere comunale del Pd di Camaiore Alessandro Del Dotto che aggiunge che “gli incendi sono lo specchio di una malattia che, prima di tutto, è una piaga sociale di un Paese (non solo di Camaiore). Svegliarsi al mattino con una lieve ma evidente coltre di cenere sui tetti, sull’erba del giardino, sul tetto della macchina o la sella del motorino ti fa vivere il surreale clima di chi vive alla pendici di un vulcano: “solo che noi vulcani (fenomeni naturali) non ne abbiamo – precisa Del Dotto – abbiamo solo criminali pronti a far peggio di Nerone con Roma”. I cittadini di Torcigliano, de La Pieve di Camaiore e di Lucese hanno vissuto una notte di disperazione e di paura, e la delusione e la tristezza per un patrimonio (verde) che se ne va in fumo è davvero molta. Molti di quei boschi raccontano la storia dei metati, dei pascoli, dei fungaioli, delle legna fatte per scaldarsi quando non c’era il metano: “raccontano – afferma il politico – la storia di una “Camaiore d’altri tempi” che forse non c’è più ma che vive ancora nei sentieri, nei castagneti, nelle pinete che questi criminali oggi hanno incendiato”. La speranza è riposta negli inquirenti, e nella magistratura. Chiunque disponga di informazioni, non le taccia. L’appello è per tutti.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on agosto 27, 2011 at 9:25 am  Lascia un commento  
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TROVATA UNA GRANATA DA ARTIGLIERIA

Attimi di paura ieri mattina sulla via per Camaiore, quando durante l’esecuzione dei lavori di ordinaria manutenzione in località Pioppeti è stata rinvenuta una granata da artiglieria, risalente alla II Guerra Mondiale. Immediatamente sono stati sospesi i lavori, e i tecnici della Provincia hanno provveduto ad avvisare i carabinieri per effettuare i necessari interventi. I militari dell’Arma hanno subito messo in sicurezza l’area e provvederanno nei prossimi giorni a rimuovere l’ordigno, nella maniera più sicura. La granata, comunque, è situata lontano dalla sede stradale e, pertanto, non vi saranno disagi per la viabilità.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia) 

Published in: on luglio 22, 2011 at 9:20 am  Lascia un commento  
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OMICIDIO DI CAMAIORE, LIBERI I DUE CARABINIERI

Liberi. Da ieri. Il Gip Giuseppe Pezzuti ha accolto l’istanza presentata dagli avvocati Carlo Alberto Antongiovanni e Eros Baldini, i legali del maresciallo Ciro Ionta e del brigadiere Gianluca Martignetti che si trovavano agli arresti domiciliari dallo scorso 24 giugno, accusati di favoreggiamento nell’indagine per l’omicidio di Stefano Romanini. Il fax di rimessione in libertà è arrivato allo studio dei due avvocati nel tardo pomeriggio. Unico obbligo per i due militari in servizio alla caserma dei carabinieri di Camaiore quello di non dimorare nel comune di residenza. “Lo abbiamo chiesto noi – ha precisato l’avvocato Carlo Alberto Antongiovanni -, onde evitare ulteriori sospetti infondati di favoreggiamento”. Intanto la difesa dei due indagati sta aspettando ancora di acquisire tutti gli atti e la trascrizione delle oltre 2mila intercettazioni. “Appena avremo a disposizione la documentazione necessaria – hanno precisato i legali – presenteremo una memoria, intanto un primo passo è stato fatto”.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia) 

I TRE CARABINIERI ARRESTATI OGGI DAL GIUDICE

Si terranno oggi a Lucca davanti al Gip Simone Silvestri gli interrogatori di garanzia dei tre militari dell’Arma arrestati venerdi scorso con l’accusa di favoreggiamento per “aver taciuto circostanze rilevanti ai fini dell’indagine” in merito all’omicidio di Stefano Romanini, avvenuto a Camaiore all’alba dell’8 febbraio. Sia l’avvocato Carlo Alberto Antongiovanni, difensore del maresciallo Ciro Ionta e del brigadiere Gianluca Martignetti, entrambi agli arresti domiciliari, che gli avvocati Titano Marsili e Nunzia Castellano, legali dell’appuntato in pensione Ennio Iardella colpito dalla misura cautelare del carcere, prevedono di far avvalere i propri assistiti della facoltà di non rispondere, in attesa del rientro dalle ferie del Gip firmatario dell’ordinanza Giuseppe Pezzuti e di richiedere che i tre carabinieri vengano ascoltati dal Pm titolare del fascicolo di indagine. Da valutare le informative di Polizia Giudiziaria, ancora non in loro possesso, prima di presentare un’istanza al Tribunale del Riesame di Firenze. Dalle nove pagine di ordinanza di custodia cautelare emergono “gravi indizi di colpevolezza che si desumono dalle attività di indagine svolte dalla Squadra Mobile di Lucca e dal Commissariato di Viareggio, riassunte nelle informative del 23 maggio e 3 giugno”. Un omicidio, quello di Stefano Romanini, rimasto per ora senza un colpevole: “le indagini svolte – si legge infatti nell’ordinanza del Gip – non hanno consentito di identificare l’autore materiale e i mandanti dell’omicidio, e di fare piena luce sui moventi”. Anche se i sospetti, suffragati da alcune annotazioni ritrovate in un diario della vittima, si sono concentrati sul cugino Roberto Romanini. Da un’altra intercettazione – una telefonata del 16 febbraio tra il brigadiere Martignetti e un poliziotto in forza al Commissariato di Viareggio – si fa riferimento a un primo attentato (“la prima sparatoria che ha colpito solo la macchina”) e ad una confidenza fatta al brigadiere da Marco Romanini, fratello della vittima, secondo cui, si legge nell’atto del Gip, “Iardella sarebbe a conoscenza di particolari rilevanti sull’omicidio, che non rivelerebbe agli investigatori perchè ricattato da Roberto Romanini, il quale sarebbe in possesso di registrazioni compromettenti per lui”. Sempre secondo quanto riferisce Martignetti nelle conversazioni Iardella “ha manifestato dei sospetti su un certo Aurel, un rumeno alle dipendenze di Roberto Romanini”.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

I TRE CARABINIERI ARRESTATI RESPINGONO TUTTE LE ACCUSE, DOMANI FISSATO L’INTERROGATORIO DI GARANZIA

Hanno parlato con i propri assistiti ieri mattina, i legali dei tre carabinieri arrestati dal Commissariato di Polizia di Viareggio e dalla Squadra Mobile di Lucca. “Abbiamo incontrato in carcere il nostro cliente – hanno riferito gli avvocati Titano Marsili e Nunzia Castellano che difendono Ennio Iardella, il militare in pensione da circa un anno e mezzo, finito in cella con l’accusa di favoreggiamento nella vicenda dell’omicidio di Stefano Romanini, brutalmente ucciso a colpi di pistola l’8 febbraio in un agguato sotto la sua abitazione a Camaiore. “Iardella respinge ogni addebito – hanno aggiunto i due legali – ed è sereno e fiducioso di poter chiarire la sua posizione, in quanto estraneo ad ogni fatto”. Sulla stessa linea la difesa del comandante della stazione di Camaiore Ciro Ionta e del brigadiere Gianluca Martignetti, agli arresti domiciliari, affidata all’avvocato Carlo Alberto Antongiovanni: ‘Pensavano di avere detto tutto quello che sapevano su questa vicenda – ha affermato – , sono rimasti sorpresi dalla notifica dell’arresto ma hanno la coscienza a posto e sono pronti per essere interrogati ancora per chiarire la loro posizione”. Gli interrogatori di garanzia sono stati fissati per domani, alle 9.30 nel carcere di San Giorgio per Iardella e alle 11 in Tribunale a Lucca per Ionta e Martignetti. Ancora da decidere se gli arrestati si avvarranno, per il momento, della facoltà di non rispondere, visto che gli interrogatori avverranno difronte al Gip Simone Silvestri, e non alla presenza del Gip Giuseppe Pezzuti, firmatario dell’ordinanza di custodia cautelare, in ferie per qualche giorno. Alla base dell’accusa della Procura, oltre che le dichiarazioni del brigadiere Martignetti del 9 maggio, le intercettazioni telefoniche del 14 febbraio dopo che il comandante Ionta era stato sentito dal Pm: “mi raccomando – dice al brigadiere -, di non parlare con nessuno, di non farti chiamare, di non parlare per telefono…che qua sennò…ci potremmo trovare in mezzo a delle situazioni”. Mentre nell’intercettazione del 26 marzo, dopo che il comandante Ionta chiede a Martignetti di informarsi su cosa abbia detto Iardella in Questura, questo lo rassicura : “non ha detto nulla, anche se l’hanno un po’ torchiato”. Quando il brigadiere Martignetti viene sentito dal Pm Origlio ammette la telefonata, ritenendo che “il comandante Ionta avesse il timore di aver omesso qualche atto del suo ufficio”, e racconta tutto quanto accaduto in caserma nell’estate dell’anno prima. Cose queste, poi confermate dallo stesso comandante. I due carabinieri, in sostanza, avrebbero riferito quello di cui in precedenza non avevano fatto cenno alcuno, né ai propri superiori, né alla Polizia che svolgeva le indagini, né al Pubblico Ministero. Lo avrebbero fatto tre mesi dopo l’omicidio, e solo perchè messi alle strette. “Quali che siano le motivazioni che li hanno indotti a tanto, e tenuto conto che il rapporto tra Marignetti e Roberto Romanini (cugino della vittima, ma a tutt’oggi non indagato nell’inchiesta per l’omicidio) risale a prima che Ionta assumesse il comando della stazione di Camaiore, – scrive il Gip nell’ordinanza – è indubbia la gravità della loro condotta”. Il comandante, tra l’altro, era stato convocato dal Pm solo pochi giorni dopo l’omicidio e invitato a riferire circostanze utili per le indagini di sua conoscenza “non solo non ha detto nulla, ma si è adoperato perchè Iardella e Martignetti mantenessero il silenzio”. Di tutt’altro avviso gli avvocati, e in particolare Antongiovanni: “quando i miei assistiti dissero a Roberto Romanini di ritornare, per presentare una eventuale denuncia di truffa nei confronti del cugino Stefano, lo fecero perchè il denunciante non aveva con sé la necessaria documentazione di supporto. Ma l’uomo non tornò mai in caserma, ed è solo per questo motivo, non essendo mai stata presentata una denuncia, che dopo il delitto non resero noto l’episodio”. La notizia degli arresti, nella famiglia di Stefano Romanini, è stata accolta con choc, ma anche come segnale di speranza: “ Il comandante Ionta lo conoscevamo appena, ma Iardella e Martignetti erano vecchi amici di mio padre – racconta Stella, la figlia 22 enne della vittima -, quasi ogni sabato eravamo a cena insieme. Hanno spessissimo festeggiato con noi Natale e Capodanno, ed erano alla cena dei 25 anni di matrimonio dei miei genitori”. Stella, come la sorella Serena e la mamma Giuliana, ora si aspetta solo che venga fuori tutta la verità: “Forse non tutto – afferma -, ma qualcosa gli arrestati la sanno. Il 9 luglio è il compleanno di mio babbo, avrebbe compiuto 47 anni, nessuno ce lo renderà mai, purtroppo, ma quello che chiediamo è di avere giustizia”.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

PRIMO MAGGIO SENZA FESTEGGIAMENTI, SINISTRA E LIBERTA’ CHIEDE IL PERCHE’ A BERTOLA

Governati da chi non vuole ricordare”. I festeggiamenti del primo maggio a Camaiore sono stati annullati: nessun concerto e nessuna piazza del comune festeggerà la festa dei lavoratori. “I ben informati – affermano i politici di Sel – dicono che il sindaco, con un dictac, ha annullato tutto, non contento di promuovere una festa per comunisti e noi spettiamo spiegazioni e scuse più plausibili”. Ricordando a Bertola la storia del primo maggio. La festa nacque il 20 luglio 1889, a Parigi. A lanciare l’idea fu il congresso della Seconda Internazionale, riunitosi in quei giorni nella capitale francese : “Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi”. Si scelse la data del 1° maggio in ricordo di una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago e repressa con il sangue dei lavoratori. “Ci chiediamo – affermano i politici di Sel – se ricordare la conquista di un diritto fondamentale dei lavoratori , come quello sull’orario di lavoro, è un ricordo comunista e bolscevico?”. La risposta è no: “il primo maggio è una festa che deve tenere viva ogni anno la nostra memoria storica in modo da evitare di commettere gli errori del passato, se è stata la sinistra a conquistare questi diritti essenziali non possiamo fargliene una colpa ma un merito che, dopo decine e decine di anni, dovrebbe essere riconosciuto e assimilato anche dalle altre aree politiche. La musica in questo ci aiuta. La musica ci unisce, ci fa riflettere, ci insegna e i concerti in piazza per il primo maggio sono e rimarranno il mezzo perfetto per festeggiare insieme una conquista che appartiene a qualsiasi lavoratore in quanto tale, di destra o di sinistra che sia”. Nel 2011, un anno scellerato per i diritti dei lavoratori, è ancora più importante ricordare chi ha combattuto prima di noi con il sogno che ogni uomo potesse vivere per lavorare e non lavorare per vivere, è importante festeggiare chi con il suo lavoro tiene in vita, giorno dopo giorno il Paese, è importante dedicare una canzone a chi lavora per mantenere la propria famiglia, di diritto o di fatto che sia. L’intento è chiaro, come il governo nazionale. “Le amministrazioni dell’area politica berlusconiana ci vogliono senza memoria, perché si sa, un paese senza memoria è un paese senza futuro”. Sul perché a Camaiore sia stata tolta la festa Sel aspetta una risposta.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on aprile 30, 2011 at 9:00 am  Lascia un commento  
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OGGI ALLA BADIA I FUNERALI DI STEFANO ROMANINI

Si terranno questo pomeriggio alle 15.30 alla chiesa della Badia i funerali di Stefano Romanini, l’imprenditore ucciso con dieci colpi di pistola sparati a freddo da un killer incappucciato martedi mattina all’alba della scorsa settimana. Dopo l’autopsia effettuata due giorni fa dal medico legale dell’Ospedale Unico “Versilia” il pubblico ministero dottor Fabio Origlio titolare del fascicolo di indagine, ha dato il nulla osta alla restituzione della salma alla famiglia, la moglie e le due giovani figlie Serena e Stella. Le indagini per arrivare alla cattura dell’assassino che lo aveva aspettato sotto casa, probabilmente nascosto sotto il porticato dal quale si accede alla piccola corte interna dello stabile, proseguono a ritmo serrato. Gli inquirenti sono sempre più convinti che a sparare non sia stato un professionista, e le piste seguite sono ormai ristrette. Si passano al setaccio nomi e numeri di telefono, del tessuto familiare e lavorativo, mentre i conti sono sotto la lente di ingrandimento. La situazione economico-finanziaria, con problemi di debiti, del piccolo imprenditore del settore delle escavazioni, potrebbe infatti essere il movente del delitto.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

UCCISO DA DIECI COLPI DI PISTOLA

Emorragia massiva estesa, provocata da lesioni viscerali multiple causate da numerosi colpi da arma da fuoco”. Morto dissanguato. Questo l’esito dell’esame autoptico eseguito ieri pomeriggio dal medico legale dell’Ospedale Unico “Versilia” sul corpo di Stefano Romanini, ucciso la mattina di martedì della scorsa settimana sotto la sua abitazione in via Cesare Battisti a Camaiore. Il killer aveva aspettato che la vittima uscisse di casa per sparare. Quindici i colpi di pistola calibro nove esplosi, e almeno una decina hanno raggiunto il corpo l’imprenditore, titolare della Serena Scavi, colpendo organi vitali come il fegato e i polmoni. Romanini, che aveva cercato di ripararsi dietro alla sua autovettura, una Golf grigia crivellata dalle pallottole, si era accasciato in terra in una pozza di sangue ma nonostante l’immediato intervento di un’ambulanza del 118 che lo aveva trasportato al Pronto Soccorso a sirene spiegate, era morto pochi minuti dopo il suo arrivo al nosocomio versiliese. I numerosi fori trovati sul corpo dell’uomo confermerebbero che a sparare non sia stato un professionista. Gli uomini dell’ Anticrimine del Commissariato di Polizia di Viareggio, diretti da Leopolodo Laricchia, e la Squadra Mobile di Lucca di Virgilio Russo, coordinati dal pubblico ministero Fabio Origlio, certi che a fare fuoco sia stato un killer di bassa manovalanza, stanno seguendo una pista precisa, scavando nel tessuto familiare e nell’ambiente lavorativo. I debiti, e i problemi economici del piccolo imprenditore 46enne, potrebbero infatti essere il movente del delitto. La caccia al mandante e all’assassino è ancora aperta, con indagini serrate sulle quali gli inquirenti mantengono il massimo riserbo. Da quanto trapelato, e mentre si attende di conoscere la data dei funerali, che probabilmente saranno officiati domani o giovedi, la polizia nelle ultime ora avrebbe raccolto elementi tali da arrivare alla soluzione del giallo.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)