DONNE SCOMPARSE: “DAVID VIVE NELLA CASA VENDUTA, MA NON PAGA L’AFFITTO”, PARLA L’AVVOCATO FINITO NELLA VICENDA

Chi abita nella casa di via della Caserma a Torre del Lago? “David Paolini”, risponde sereno l’avvocato Giunio Massa, finito nel registro degli indagati per la vicenda della vendita delle due abitazioni di Claudia Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro scomparse dal campo di Torre del Lago oltre un anno fa. “Quando è stata venduta, la casa di via della Caserma a Torre del Lago era affittata”, ricorda: “un regolare contratto di locazione, quattro + quattro, stipulato da Maddalena Semeraro a maggio 2006 – precisa l’avvocato Massa, – tramite un’agenzia immobiliare, e registrato”. “E’ vero, Massimo Remorini mi contattò dicendomi che c’erano due donne che volevano vendere le loro case, e mi chiese se per caso fossi interessato – ammette -, e andai a parlare con Maddalena Semeraro insieme a mio fratello. Fu raggiunto un accordo, era giugno del 2006, e l’anziana donna mi disse che oltre a ricavare del denaro era interessata a fare un investimento per il nipote David Paolini. Per questo le proposi in permuta un terreno di mia proprietà, a Gualdo”. La cui cifra venne scalata dall’importo. La proprietà delle due case, una a Torre del Lago e l’altra in via Machiavelli a Viareggio, era cosi suddivisa: nuda proprietà a Maddalena Semeraro per il 50% e per il 25% ai figli David e Sabrina Paolini, usufrutto del 50% a Claudia Velia Carmazzi. “Mio fratello si mise d’accordo per il prezzo di acquisto, che è stato pagato interamente, in diverse rate, con assegni circolari e bonifici sul conto di Maddalena, oltre ad una cifra cash consegnata per tramite di Remorini.”. Un prezzo sottovalutato? “No, non credo proprio, il prezzo risulta in linea con i parametri e le valutazioni che saranno oggetto di un’attenta e scrupolosa perizia che stanno approntando i miei difensori: nell’appartamento a Torre del Lago c’era un’inquilina, anche se poi ha smesso di pagare ed è stata sfrattata per morosità, mentre tutta la famiglia Carmazzi/Semeraro, incluso il marito di Velia, Francesco Marchetti, viveva gratis in via Machiavelli, con un contratto di comodato d’uso che scadeva nel 2011”. “Velia Carmazzi mi è venuta a trovare diverse volte in studio, dopo la vendita delle due case, lamentandosi che il figlio David la faceva tribolare e non aveva voglia di lavorare. Dopo la strage ferroviaria, a fine estate del 2009, si rivolse al mio studio per sapere se poteva ottenere dei risarcimenti dalla morte della cugina. Se l’avessi truffata non si sarebbe rivolta al suo truffatore”. Dopo che l’inquilina morosa era stata sfrattata dalla casa di Torre del Lago, questa rimase sfitta per qualche tempo, “poi a ottobre del 2009 – ricorda l’avvocato Giunio Massa – fu proprio Remorini a chiedermi di alloggiarci, senza pagare affitto, David con la sua ragazza per un breve periodo”. “Il ragazzo – ed è questa la novità assoluta raccontata ieri dall’avvocato -, tra fine settembre e inizio ottobre del 2010, a pochi giorni dalla sua denuncia di scomparsa della mamma e della nonna, si presentò nel mio studio legale chiedendomi di stipulare un contratto di affitto regolare per la casa, già venduta, di via della Caserma”. E il contratto fu stipulato per quattro anni rinnovabili, a 600 euro al mese. “Venne da solo – sottolinea Massa -, firmò, andò lui stesso a registrarlo in triplice copia, pagò la tassa di registro e tornò a portarmi la ricevuta. Ho come testimoni la segretaria e due colleghi. Uno incapace di intendere e volere non credo lo avrebbe fatto. Del resto, anche al rogito delle due case, è venuto da solo dal notaio”. “La mamma e la nonna – aggiunge – erano già scomparse da agosto quando David Paolini venne da me, ma non mi disse nulla”. Giunio Massa ne venne a conoscenza dalla stampa e dalla tv, a fine novembre. “Soldi dell’affitto non ne ho mai visti, David non ha mai pagato – afferma -, ma so che vive ancora li in via della Caserma, con la sua ragazza”. Le bollette di luce, gas e acqua? “Il contratto di affitto è regolare quindi immagino che siano intestate a suo nome. Ma chi le paghi, e con quali soldi, non lo so”.

(Il Nuoco Corriere di Lucca e Versilia)

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Published in: on ottobre 1, 2011 at 9:40 am  Lascia un commento  
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UN ANNO FA LA DENUNCIA DI SCOMPARSA DI VELIA CARMAZZI E MADDALENA SEMERARO

Ieri, un anno fa, David Paolini denunciava la scomparsa dal campo di via dei Lecci a Torre del Lago della mamma Claudia Velia Carmazzi e della nonna Maddalena Semeraro. Ieri, ad un anno di distanza, in quel campo ancora con i sigilli apposti a inizio di dicembre dai carabinieri di Viareggio, la roulotte, il camper e la casina in legno dove le due donne hanno vissuto per un periodo sono sommerse dalle erbacce, alte quasi tre metri. La strada, sterrata e illuminata dal sole settembrino, è silenziosa. Solo il rumore delle auto che transitano a pochi passi. Da quattro delle cinque abitazioni vicine al ribattezzato “campo degli orrori” nessuno degli abitanti, dice, ha mai sentito grida, o lamenti. Qualcuno ricorda di aver visto spesso sia Massimo Remorini che David Paolini passare col furgone, entrare nel campo, e ripartire. Qualcun altro afferma di aver visto, qualche volta, anche Velia camminare a piedi sul viottolo con il figlio. Ma tutti affermano di non aver mai sentito “strani odori”. Certo, d’intorno, ci sono tanti campi, e spesso si bruciano foglie. Ma l’odore di carne umana bruciata è diverso. Era il 28 settembre del 2010 quando l’assistente sociale Eleonora Biagini si presentò alla caserma dei carabinieri di Torre del Lago, riferendo di aver appreso da una donna della situazione di disagio di Velia e Maddalena, non seguite dal servizio sociale del comune di Viareggio, che a detta della segnalazione ricevuta vivevano rinchiuse, aggiungendo di aver saputo, sempre dalla stessa fonte, che in un giorno non meglio precisato sarebbero state udite invocazioni di aiuto da parte della più anziana. I carabinieri, ricevuta la notizia, si erano subito recati al campo, ma delle due donne non c’era traccia e per questo motivo si erano messi in contatto con il parente più vicino, il figlio e nipote David Paolini. Che a quel punto fece denuncia. Le indagini da parte della Procura sulle donne scomparse, a distanza di dodici mesi, non sono ancora chiuse, al fascicolo del Pm titolare dell’inchiesta sono arrivate da pochi giorni le investigazioni finanziarie effettuate dalle Fiamme Gialle, e si aspettano, entro due mesi, le perizie psichiatriche sul ragazzo, cosi come quelle su Raffaella Villa. Ma anche la difesa non si ferma e proseguono le indagini da parte dei legali di Massimo Remorini, e di Maria Casentini: “Per il momento stiamo acquisendo delle documentazioni che riteniamo molto interessanti – hanno precisato gli avvocati Giorgio Paolini, Carlo Di Bugno e Alessandro Bini, senza sbilanciarsi. Ma sono nell’aria nuovi colpi di scena.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Foto Raffaele Carnevale

Published in: on settembre 30, 2011 at 9:30 am  Lascia un commento  
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“HA MINACCIATO DI MORTE SUA MADRE”, PARLA LA NIPOTE DELL’EX MARITO DI VELIA: LA GIOVANE AVEVA RILASCIATO LA SUA TESTIMONIANZA IL 9 DICEMBRE DAI CARABINIERI

David ha minacciato di morte la sua mamma, e più volte le ha ripetuto che l’avrebbe buttata fuori di casa. Al primo litigio cui ho assistito ho pensato che scherzassero, ma poi, visti i ripetuti litigi, ho capito che non si trattava di uno scherzo”. Affermazione choc quella di Jessica Marchetti, nipote del marito di Claudia Velia Carmazzi, intervistata da Il Nuovo Corriere. “Ero a casa di David Paolini in via Machiavelli – racconta la 21enne viareggina -, era il 2009, poco prima della strage di Viareggio, e iniziò un putiferio. Non ho capito bene il motivo dei litigi, ma mi spaventai e me ne andai”. La ragazza, il 9 dicembre dello scorso anno, in fase di indagini preliminari sulla vicenda della scomparsa di Claudia Velia Carmazzi e di sua madre Maddalena Semeraro dal campo di via dei Lecci a Torre del Lago, è stata sentita come persona informata sui fatti nella caserma dei carabinieri di Viareggio. Jessica è la nipote di sangue di Francesco Marchetti, il marito di Velia, e David, il figlio e nipote delle due donne, lo conosce bene. Chiamata dagli inquirenti dopo che suo zio aveva riferito ai militari dell’Arma che la nipote avrebbe visto a settembre 2010 Velia nella zona della stazione, la ragazza ha riferito di averla sì incontrata al buffet del dopo lavoro ferroviario a mangiare col figlio, ma circa un anno primo della scomparsa. “Conosco molto bene David”, ci ha detto: la ragazza si era fidanzata con un amico di David Paolini e frequentava la stessa compagnia: ”Posso confermare che è un ragazzo dal carattere difficile e facilmente irascibile. Ricordo di aver assistito a diverse risse tra lui e suoi coetanei, per futili motivi e pretestuosi motivi”. E questo sta scritto nero su bianco anche nella sua testimonianza. Jessica, da bambina, viveva a Lido di Camaiore, sulla via Italica, e la sua casa confinava con quella di Francesco Marchetti, che già all’inizio degli anni ’90, cosi ci ha raccontato, frequentava Velia: “Io e David siamo quasi cresciuti insieme, quando era piccolo veniva a casa di mio zio Francesco con la sua mamma. Si sono lasciati e ripresi tante volte, poi quando Velia si è sposata con Francesco Marchetti, lui si è trasferito e sono andata spesso a trovarli a casa loro. Tutti e tre sono anche venuti alla mia prima comunione. Mio zio adorava David, era lui che gli faceva il bagno, gli preparava la merenda, e lo portava a spasso. Come un vero padre. Poi si sono separati”. Su cosa faccia adesso David Paolini, Jessica Marchetti non sa niente. “Era il 2009, di settembre, quando lo incontrai con la madre. Lei, dopo, non l’ho più vista. E nemmeno lui, se non di sfuggita o in televisione”. Che le due donne erano scomparsa lo ha appreso dalla tv e dai giornali. “La nonna Maddalena – aggiunge – – non l’ho mai conosciuta”. A domanda rispondi, però, Jessica Marchetti, nel verbale di sommarie informazioni, ha dichiarato agli investigatori di aver frequentato in passato l’abitazione di Velia, quando la donna viveva in via Machiavelli: “Tra lei e il figlio c’era un rapporto difficile – sono state le sue parole -, e ho assistito a violenti litigi durante i quali David ha minacciato di morte la mamma dicendole di volerla buttare fuori di casa”. E questo rimane agli atti. In questa storia ancora avvolta nel mistero, per la quale la Procura non ha ancora chiuso le indagini, c’è un particolare che assilla Jessica: “Se davvero David ha visto sua madre come morta io non riesco a capire perchè non abbia chiamato il 118”.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

DONNE SCOMPARSE, NOMINATI I PERITI PER DAVID PAOLINI

La “guerra” dei periti sta per iniziare. Alla nomina del perito da parte della Procura, il dottor Paiano dell’Ospedale Campo Marte di Lucca che dovrà verificare la capacità di intendere e volere di David Paolini, sono seguite le nomine dei periti di parte: il professor Mario Di Fiorino, primario di Psichiatria al “Versilia”, come consulente di parte per il ragazzo, e il dottor Alberto Petracca, nominato dagli avvocati Giorgio Paolini e Carlo Di Bugno che difendono Massimo Remorini. La “fragilità” di David Paolini era stata messa nera su bianco già diversi mesi fa, e la relazione peritale dello psicologo Emanuele Palagi era stata consegnata al Pubblico Ministero Sara Polino, che segue l’indagine sulla vicenda di Claudia Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro, le due donne, madre e nonna del ragazzo, che sono scomparse nel nulla ormai da oltre un anno Il giovane, che compirà 24 anni il prossimo 10 febbraio, si era sottoposto a un percorso di sostegno emotivo – “in maniera del tutto volontario” come aveva precisato l’avvocato Alberto Consani che segue la vicenda. Un percorso finalizzato ad alleviare le difficoltà di questa delicata fase della sua vita. Dagli esami psicodiagnostici erano emerse “fragilità nelle capacità cognitive”, e i risultati ottenuti, con 24 risposte esatte su 60 fatte, messi a confronto con un campione di persone di pari età, avevano già fatto emergere una “fragilità intellettiva”. “La perizia di ora verterà sulla capacità di rapportarsi con le proprie scelte economiche – hanno spiegato ieri i difensori di Remorini -, la circonvenzione di incapace, uno dei reati di cui è accusato il nostro assistito, offende la sfera patrimoniale e quindi l’indagine degli psichiatri sarà a largo raggio, a partire dal 2006, anno in cui hanno avuto inizio le operazioni di vendita degli immobili delle due scomparse, fino ad oggi”.- “In particolare – aggiunge l’avvocato Giorgio Paolini – vogliamo capire dove e come vive oggi David, dal momento del suo distacco da Remorini, e come si mantiene”. Il perito di parte per Raffaella Villa, la donna difesa dall’avvocato Fabrizio Miracolo vittima, secondo l’accusa, anche lei dello “zio” per la vendita della sua casa alla famiglia dell’avvocato Giunio Massa, sarà invece il professor Alessandro Melluzzi. Tutte le perizie saranno depositate in procura tra due mesi.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on settembre 25, 2011 at 10:00 am  Lascia un commento  
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“INTERROGATORIO NULLO”, GLI AVVOCATI DI REMORINI E DELLA CASENTINI CONTESTANO L’INCIDENTE PROBATORIO

L’incidente probatorio di Francesco Tureddi è inammissibile, nullo e inutilizzabile”. Queste le prime parole dei difensori di Massimo Remorini, avvocati Giorgio Paolini e Carlo di Bugno, e del nuovo legale al quale Maria Casentini ha dato mandato, il giovane e brillante avvocato Alessandro Bini, all’uscita dall’aula al primo piano del Tribunale di Lucca. “Le domande che volevamo fare in contraddittorio a Tureddi erano tante, e non ci sono state permesse in quanto ci è stato impedito di estendere l’oggetto della prova ad altri fatti rispetto a quelli indicati dal Pm come previsto per legge – hanno affermato i tre difensori dei due indagati per il giallo, ancora irrisolto, della scomparsa di Claudia Velia Carmazzi e sua madre Maddalena Semeraro avvenuta alla fine di agosto dello scorso anno dal campo di via dei Lecci a Torre del Lago – : solo per fare un esempio non è stato possibile chiedere al Tureddi di tutti i suoi precedenti, circa 8 pagine di certificato penale nel quale si annoverano, oltre a furto, rapina, evasione, violenza e porto illegale di armi, anche alcuni precedenti specifici per falsa testimonianza e calunnia”. “Questa – hanno aggiunto – è una palese violazione del diritto di difesa”. L’incidente probatorio era stato chiesto a giugno dal Pm titolare del fascicolo di inchiesta, la dottoressa Sara Polino, e accordato dal Gip Marcella Spada Ricci nel settembre, ma a inizio di udienza, a porte chiuse, sia l’avvocato Carlo di Bugno che l’avvocato Enrico Marzaduri, difensore assieme a Riccardo Carloni dell’avvocato Giunio Massa finito nel Registro degli Indagati per l’acquisto delle abitazioni delle due donne scomparse, hanno sollevato due eccezioni e il Gip per due volte si è dovuto ritirare in Camera di Consiglio per decidere. Respinta la prima, “i termini di notifica non sono stati rispettati”, accolta la seconda, “Francesco Tureddi non può essere ascoltato per gli stessi fatti per i quali è indagato nello stesso procedimento”. E “Cecchino”, dopo aver giurato, ha risposto alle domande del Pm, raccontando di nuovo tutto quanto messo a verbale nei mesi scorsi sia davanti ai Carabinieri che allo stesso pubblico ministero:

“Ha ribadito che le donne non sono morte di morte naturale – ha riferito il suo legale, avvocato Aldo Lasagna – ed è pronto a ripeterlo in tutti i gradi del giudizio”. “Che le avevano uccise loro me l’hanno detto sia Remorini che la Casentini – ha riferito “Cecchino” in aula -, lui l’ho trovato che stava bruciando non so cosa in un bidone e quando gli chiesi cosa stesse bruciando mi rispose che stava dando fuoco al corpo di Velia, poi il mese dopo, a settembre, entrai nel campo e vidi dentro a un bidone il corpo di Maddalena tutto rattrappito e semi bruciato”. “Siamo soddisfatti delle risposte di Tureddi – hanno commentato i legali dello “zio” e della badante -, ha detto le stesse cose per le quali sia il Gip che i tre giudici del Tribunale del Riesame di Firenze lo hanno dichiarato inattendibile”. “Se Tureddi fosse attendibile – ha aggiunto Di Bugno – è incredibile che l’accusa lasci due assassini liberi”. Intanto il dottor Antonio Paiano ha firmato l’incarico affidatogli dalla Procura per effettuare una perizia psichiatrica, che sarà depositata agli atti tra 60 giorni, su David Paolini, figlio e nipote delle due scomparse, e su Raffaella Villa. Al medico il compito di stabilire se il ragazzo, assistito dall’avvocato Alberto Consani, e la donna che difesa dall’avvocato Fabrizio Miracolo accusa Remorini e Massa di essere stata truffata per la vendita della sua casa, siano stati, e siano ancora, incapaci di intendere e volere, e se ci sia stata circonvenzione di incapace.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

TUREDDI DAVANTI AL GIP, SI ALL’INCIDENTE PROBATORIO E ALLE PERIZIE PSICHIATRICE SU DAVID E SULLA VILLA

Donne scomparse, il Giudice per le Indagini Preliminari Marcella Spada Ricci ha disposto ieri, con sua ordinanza, l’incidente probatorio di Francesco Tureddi e le perizie psichiatriche su David Paolini e su Raffaella Villa. Nell’inchiesta sulla scomparsa di Claudia Velia Carmazzi, 59 anni, e di sua madre Maddalena Semeraro, 80, avvenuta ormai da oltre un anno, nell’agosto del 2010, dal campo di via dei Lecci a Torre del Lago, il Gip lucchese, accogliendo la richiesta del Pubblico Ministero Sara Polino, ha disposto un incidente probatorio sulle dichiarazioni di “Cecchino” Tureddi, indagato per favoreggiamento. “Finalmente sentiremo personalmente, e in contraddittorio, quello che invece, fino ad ora, Tureddi ha dichiarato alla stampa e alle tv”. Questo il commento a caldo dell’avvocato Alberto Consani che tutela il giovane David. Faccia a faccia tra lo “zio” e “Cecchino”? “Dobbiamo valutare se farlo assistere all’incidente probatorio – è stata la risposta dell’avvocato Giorgio Paolini che assieme al collega Carlo Di Bugno difende Remorini -: il nostro assistito è uscito dal carcere da quasi un mese, e nonostante le paventate paure di Tureddi non c’è stato nessun sussulto. Remorini è tornato a casa, dalla sua famiglia, ed è tranquillo Aspetta solo che venga fatta luce su questa vicenda, e continua a professarsi innocente”. Per quanto riguarda la perizia psichiatrica per il figlio della Carmazzi, David Paolini, il legale, forte di una prima perizia di parte fatta eseguire dallo psicologo Emanuele Palagi, e già depositata agli atti illo tempore, è fiducioso su quanto metterà nero su bianco il dottor Antonio Paiano del Centro di Salute Mentale dell’Ospedale di Lucca, incaricato dalla Procura di periziare il ragazzo e anche Raffaella Villa, la testimone, difesa dall’avvocato Fabrizio Miracolo, che denunciò di esser stata anche lei raggirata da Massimo Remorini, il principale indagato nella vicenda, per la vendita della sua casa in Via Pisacane da Massimo Remorini, e che è già stata sottoposta a una perizia psichiatrica di parte dal noto luminare professor Alessandro Melluzzi. Nell’incidente probatorio Francesco Tureddi, che nei mesi scorsi ha raccontato scene macabre, di aver cioè visto lo “zio” bruciare Velia e di aver trovato al “campo degli orrori” il corpo dell’anziana Maddalena fatto a pezzi e carbonizzato dentro a un fusto per l’olio, autoaccusandosi di aver gettato lo stesso in un cassonetto della spazzatura, dovrà ripercorrere davanti al Gip quanto già messo a verbale dai Carabinieri e dal Pm, e riferire dei suoi rapporti con Massimo Remorini, e dello stesso con le due donne. Le perizie per David Paolini e Raffaella Villa serviranno invece a stabilire se i due versano in uno “stato di minorazione della sfera intellettiva e volitiva tale da privarle del normale discernimento e del potere critico e volitivo”. Sia l’ incidente probatorio di Francesco Tureddi che l’affidamento delle perizie psichiatriche sono state fissate per il 23 settembre alle 10.30 al Tribunale di Lucca. Il Gip ha invece respinto la richiesta, avanzata dal Pm, di periziare le tracce di sangue rinvenute dai Ris al campo di via dei Lecci: “la genericità della sua formulazione – scrive la Spada Ricci – non consente di individuare quale debba essere il contenuto dell’accertamento”. Nella vicenda della scomparsa delle due donne Massimo Remorini, 54 anni, è accusato di sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia, soppressione e distruzione di cadavere. Lo “zio” curava gli interessi patrimoniali delle due donne, e secondo quanto emerge dall’inchiesta sarebbe il responsabile della loro scomparsa. Le due donne, private dei loro beni, fra cui due case, vendute con l’intermediazione di Remorini a prezzi bassi alla famiglia dell’avvocato Giunio Massa, finito lui stesso nel Registro degli Indagati, vivevano in una roulotte nel terreno da dove l’anno scorso sparirono. Nel giallo, oltre a Massimo Remorini, scarcerato lo scorso 21 agosto per decorrenza dei termini con il solo obbligo di firma, Francesco Tureddi e l’avvocato Giunio Massa, è indagata anche la badante Maria Casentini, 50 anni, libera da qualche mese. Intanto, da qualche giorno, sono arrivati sul tavolo del Pm Sara Polino tutti gli accertamenti bancari e finanziari eseguiti su incarico della Procura dalle Fiamme Gialle, dei quali nulla trapelerà fino alla chiusura delle indagini ma dai quali potrebbero emergere nuovi scenari.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

UNA COLLETTA PER CHI DARA’ NOTIZIE DI VELIA E MADDALENA

Una colletta per mettere insieme una somma di denaro da destinare a chi farà ritrovare Velia Claudia Carmazzi e Maddalena Semeraro, le due donne scomparse da Torre del Lago un anno fa. L’iniziativa è di alcuni amici di David Paolini, figlio e nipote Si tratta di un gruppo di persone che fin da subito hanno seguito la vicenda e aiutato  concretamente il ragazzo. Gli amici di David sono convinti che le due donne siano morte e seppellite chissà dove e temono che in questa vicenda  ci siano persone ben informate ma che per adesso non hanno collaborato sino in fondo con gli inquirenti. “David vuole la verità e noi siamo pronti a sostenerlo – dichiarano – anche a costo di dover mettere mano al portafogli. Non è possibile che dopo un anno non si sappia ancora niente sulle sorti di Velia e Maddalena”. David non si da pace e chiede solo una tomba dove poter piangere sua madre a sua nonna. Per adesso il gruppo di amici non ha ancora comunicato la cifra che intende mettere a disposizione. Per i prossimi giorni sono poi annunciate iniziative mediatiche per far conoscere a tutti l’entità della somma e le modalità per mettersi in contatto con i promotori dell’iniziativa. Chiunque abbia notizie sul caso può informare i Carabinieri di Viareggio, titolari delle indagini.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)


Published in: on agosto 27, 2011 at 9:15 am  Lascia un commento  
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“TUREDDI NON PUO’ STARE SOLO”, SI TROVA IN UNA COMUNITA’ DI RECUPERO

Dov’è “Cecchino”? La struttura dove l’uomo è stato ricoverato dopo la sua dimissione da psichiatria è top secret.

“Preferisco non rivelare dove si trova il mio assistito – afferma l’avvocato Aldo Lasagna -, dopo la scarcerazione di Massimo Remorini “Cecchino” ha paura”. Di cosa? “Teme per la sua incolumità, anche se non ha alcuna intenzione di cambiare versione rispetto a quanto già messo a verbale nei mesi scorsi dai Carabinieri e in Procura”. “Anzi – aggiunge il legale – non vede l’ora di poter ripetere davanti al Gip quanto sa, in un faccia a faccia con Massimo Remorini”. Francesco Tureddi, che è coindagato nella vicenda della scomparsa delle due donne dal campo di Torre del Lago, campo del quale lo stesso possedeva le chiavi per entrare e uscire, dalla fine di febbraio, è passato da difensore a spada tratta a grande accusatore di Massimo Remorini, libero da sabato scorso dopo sei mesi di custodia cautelare in carcere. Il giorno dell’arresto dell’amico e collega Cecchino ha “confessato” scene da film dell’orrore, affermando che lo “zio” avrebbe ucciso, fatto a pezzi e bruciato Velia Claudia Carmazzi e sua madre Maddalena Semeraro. Ora, dopo i ricoveri al reparto psichiatrico, una settimana nel dormitorio della Misericordia, è stato inserito in una comunità di recupero dai servizi sociali del Comune di Viareggio. Dopo gli episodi di cronaca avvenuti nella pensione di Lido di Camaiore dove era stato alloggiato a spese dell’amministrazione comunale – nei mesi scorsi “Cecchino” minacciò di ritrattare la sua versione dei fatti e di darsi fuoco se dal Comune non gli avessero trovato una casa , poi, “per colpa” di un’ avance di troppo, fu denunciato da parte di una coinquilina dell’hotel – e i suoi “trascorsi” in Psichiatria per l’assessore alla casa Lucia Accialini, dopo i vari incontri con la direzione sanitaria del “Versilia”, il primario di Psichiatria, dottor Mario Di Fiorino, lo psicologo del carcere di San Giorgio, dottor Vito Michele Cornacchia, e il dirigente del Sert, dottor Guido Intaschi, una volta uscito dal nosocomio è stato necessario sistemarlo in una struttura che lo possa seguire attentamente, attraverso un preciso programma di recupero dall’abuso di alcol e droghe. Tureddi, nelle sue rivelazioni, ritenute dal Gip Marcella Spadaricci poco credibili, si autoaccusò di aver buttato via il bidone dove erano stati bruciati i corpi martoriati delle due donne scomparse dal campo di via dei Lecci. Ma nessun riscontro è per il momento emerso dalle sue dichiarazioni choc. E a un anno di distanza dalla misteriosa scomparsa delle due donne, delle quali non è stata trovata traccia né da vive né da morte, il figlio e nipote David Paolini è tornato a visitare il ribattezzato “campo degli orrori”. Le indagini da parte della Procura comunque non si fermano.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia) 

“PRESTO PARLERO’ IO”, MASSIMO REMORINI FUORI DAL CARCERE RACCONTA I SUOI SEI MESI DIETRO LE SBARRE

Dimagrito oltre 15 chili, è quasi irriconoscibile Massimo Remorini dopo sei mesi di carcere. Arrestato il 21 febbraio, con l’accusa di circonvenzione di incapace, sequestro di persona e distruzione e soppressione di cadavere, nell’inchiesta sulla scomparsa dal campo di Torre del Lago di Claudia Velia Carmazzi e Maddalena Semeraro, è uscito per decorrenza dei termini: anche se la Procura aveva chiesto la proroga della misura cautelare, ma il Gip Marcella Spadaricci ha accolto la tesi degli avvocati Giorgio Paolini e Carlo Di Bugno, e ne ha ordinato l’immediata scarcerazione. Sei mesi di cella che hanno pesato sul suo fisico ma anche sul morale. Stanco, e provato, è tornato a casa sabato mattina. Sereno. E soprattutto felice di poter abbracciare per la prima volta l’ultimo nipotino, quello nato durante la sua permanenza a San Giorgio, e coccolarlo, assieme agli altri due, come fa un nonno. E’ trascorso tra le mura della sua casa il primo giorno di libertà poi, domenica, lo “zio” ha fatto un salto al chiosco sul viale dei Tigli, per brindare con gli amici e trascorrere la serata con la sua famiglia. Seduto a un tavolino, tra un gioco e l’altro con i tre nipoti, una femminuccia e due maschietti che non lo hanno lasciato solo un attimo, si lascia andare a qualche parola. “Sono stati sei mesi in cella da innocente – inizia cosi la conversazione -, e il primo giorno è stato il più terribile, sono stato un “sorvegliato speciale”. Per il timore che potesse suicidarsi. Ha davvero pensato di uccidersi? “Si, per due volte – ammette Remorini. La prima alle una e mezzo di notte, tanto che le guardie penitenziarie dovettero farlo uscire di cella, portarlo in infermeria e fargli somministrare molte gocce di sedativo. Ma di sedativi ne ha dovuto far uso per tutti e sei mesi. “Non riuscivo a darmi pace, sono stato messo dentro ma non ho fatto nulla. L’unico motivo per cui non mi sono ammazzato è la mia innocenza, che voglio dimostrare fino in fondo”. E poi la fede in Dio gli ha dato un forte sostegno: “La vedi questa croce di legno che porto al collo?”, mi chiede. “Me l’ha regalata il cappellano del carcere, che l’ha pure benedetta con l’acqua santa. Non me la sono mai tolta, e mai la toglierò”. “Non vado in chiesa – ammette – ma parlo con Dio, come un amico”. Lui, l’amico Dio, lo ha salvato due volte dalla morte, dopo due incidenti sul camion. Come passava le lunghe giornate dietro le sbarre? “ Dormendo e fumando”. Tre pacchetti di sigarette al giorno. E racconta di giorni trascorsi a leggere i giornali, e soprattutto gli articoli che lo riguardavano. Tutti. Dal primo all’ultimo. “Voi avete fatto il vostro dovere. Ma la verità non è quella che avete scritto. Quella è un’altra”. “E la saprete presto – afferma – ma per ora nessuna anticipazione”. Prima parleranno gli avvocati. E gli atti. I sei mesi nel penitenziario lucchese non sono stati una passeggiata, e meno che mai una vacanza, anche se è sempre andato d’accordo con tutti e, dice, persino gli agenti gli volevano tutti bene. “Ma sono stati mesi orribili, come vivere in una bara chiusa da vivo. Con nelle orecchie una sola musica infernale, quelle delle chiavi delle celle”. Ma la forza, a quanto pare, non gli è mancata, e anzi, ora, ne ha di più: “In carcere – precisa lo “zio” – se vuoi morire muori, se vuoi vivere vivi”. E lui, Massimo Remorini, ha deciso di farcela: “ Per la verità”. E sul fronte delle indagini i legali annunciano imminenti novità.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

SCADUTI I TERMINI, REMORINI SCARCERATO: FINE DEI SEI MESI DI CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE, IL GIP NON CONCEDE UNA PROROGA E L’UOMO PUO’ RIABBRACCIARE LA FAMIGLIA

Libero. Massimo Remorini, in carcere a San Giorgio dal 21 febbraio scorso a seguito della scomparsa dal campo di via dei Lecci a Torre del Lago di Velia Claudia Carmazzi e di sua madre Maddalena Semeraro, è stato scarcerato ieri mattina. Uscito per decorrenza dei termini, sei mesi, nonostante la Procura avesse chiesto la proroga della misura cautelare. E’ stato il Gip Marcella Spada Ricci a firmare l’ordinanza per l’immediata liberazione. Accusato, dopo le dichiarazioni del figlio e nipote delle due donne David Paolini, di circonvenzione di incapace, appropriazione indebita, sequestro di persona, maltrattamenti in famiglia, soppressione e distruzione di cadavere, ed essendo ancora in corso le indagini, il Gip ha disposto per l’indagato l’obbligo di firma e il divieto di recarsi all’estero. Ma Remorini è comunque a casa sua, a Viareggio. Sono state le figlie Monica e Silvia e la moglie Donatella ad andarlo a prendere a Lucca.

Camicia e jeans, dimagrito, e provato dai sei mesi di cella, è sceso dall’auto e ha abbracciato i nipotini. Un’emozione forte. Gli occhi lucidi, qualche lacrima. Pallido e debole, prima di entrare nel portone e salire nel suo appartamento, si è seduto nel giardinetto davanti al palazzo e ha fumato una sigaretta, in libertà. Quella che per sei mesi non ha avuto. Sei mesi di silenzio, questa la scelta difensiva, con la voglia, ora, di parlare. “Nessuna intervista, ancora è presto”, si raccomandano però i suoi legali Giorgio Paolini e Carlo Di Bugno.“Nostro padre è innocente”. Sono le figlie a parlare per lui. Lo hanno scritto per mesi su Face Book e ieri mattina lo hanno ripetuto a voce: “non è il mostro del campo degli orrori, sono accuse senza prove fatte da chi entra ed esce dal reparto psichiatrico del “Versilia” e da chi, fino ad oggi, non è mai stato indagato. Il tempo darà ragione al tempo, e siamo certe che la verità verrà fuori”. La Procura di Lucca aveva fatto istanza di proroga della misura cautelare per Massimo Remorini, respinta ieri dal giudice per le indagini preliminari. Le motivazioni addotte dall’accusa erano state sostanzialmente tre: l’esigenza di procedere all’esame di Francesco Tureddi, coindagato nell’inchiesta, alle luce delle dichiarazioni che lo stesso rese alla polizia giudiziaria il giorno dell’arresto dello “zio” e poi al Pm – ossia che le due donne sarebbero state uccise e poi bruciate in un bidone dell’olio che poi “Cecchino” avrebbe gettato via in un cassonetto, mentre lo “zio”, assieme alla badante Maria Casentini, avrebbe fatto sparire i resti delle donne in dei sacchetti neri smaltiti non si sa dove -, i “timori” espressi più volte dal Tureddi che potevano essere aggravati dalla rimessione in libertà di Remorini, e gli accertamenti ancora da eseguirsi su un grembiule e un asciugamano sequestrati a marzo, e sulle delle macchie di sangue rilevate al campo a dicembre dai Ris. Salvo disguidi – scrive il Gip nella sua ordinanza di scarcerazione di Remorini – al suo ufficio non sarebbe pervenuta alcuna richiesta di incidente probatorio di Francesco Tureddi. Inoltre, a prescindere che lo stesso è coindagato e ha già reso dichiarazioni non sempre compatibili tra loro e credibili, i “timori” manifestati da “Cecchino”, secondo la dottoressa Spada Ricci, sono generici e non legittimano la richiesta di proroga di carcerazione. Quanto agli oggetti sequestrati sui quali fare gli accertamenti nessun pericolo di inquinamento delle prove. La Procura si era appellata al disposto dell’articolo 305 del codice di procedura penale (“il pubblico ministero può chiedere la proroga dei termini di custodia cautelare che siano prossimi a scadere, quando sussistono gravi esigenze cautelari che, in rapporto ad accertamenti particolarmente complessi, o a nuove indagini disposte ai sensi dell’articolo 415-bis, comma 4, rendano indispensabile il protrarsi della custodia”) ma il Gip l’ha respinta, accogliendo le tesi della memoria difensiva depositata dagli avvocati di Massimo Remorini, non ravvedendo il nesso tra accertamenti complessi e gravi esigenze di custodia, e scarcerando lo “zio”. Vicini alla chiusura delle indagini? “Questo non lo sappiamo – risponde l’avvocato Paolini -, ma l’innocenza del nostro assistito la proveremo al processo. Del resto l’accusa di omicidio volontario nei confronti del nostro assistito è stata respinta ben tre volte, due dal Gip e una dal Tribunale del Riesame di Firenze”.”Nelle indagini – aggiunge la difesa -, che devono essere fatte a 360 gradi, non si può non tenere conto di quanto emerso dagli incidenti probatori chiesti da noi con il figlio e nipote delle due donne David Paolini, fino ad ora considerato parte offesa, e con Francesco Marchetti, il marito di Velia”. Le due donne sono scomparse un anno fa. Ma prove oggettive della loro morte non ci sono. Anche gli accertamenti dei reparti speciali dell’Arma sul cassonetto dove a detta di “Cecchino” sarebbe stato gettato il bidone dove le due donne sarebbero state bruciate non hanno dato riscontri tali da determinare la soluzione del giallo o accertare responsabilità specifiche di Remorini. Nella vicenda che tiene banco ormai da un anno sono iscritti nel Registro degli Indagati, a vario titolo, anche la badante Maria Casentini, Francesco Tureddi e l’avvocato Giunio Massa.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)