INCENERITORE IN TRIBUNALE, VALANGA DI COSTITUZIONI DI PARTE CIVILE

Aula penale gremita, ieri mattina al tribunale di Viareggio per la prima udienza del processo penale che vede imputati Francesco Sbrana, consigliere ed amministratore delegato di Tev spa, attualmente controllata da Veolia, e Umberto Ricci, dipendente capo turno addetto alla conduzione dell’impianto, difesi rispettivamente dall’avvocato Cei e dagli avvocati Cozzani e Barsotti. L’accusa mossa dalla Procura di Lucca – l’indagine è stata portata avanti dal pm Antonio Mariotti – è quella di falsificazione dei dati di emissione. Dopo i patteggiamenti di altri sei imputati, il giorno tanto atteso dai comitati anti-inceneritore per la prima udienza del processo relativo alla vicenda di Falascaia scoppiata tre anni anni si è concluso con un rinvio al 10 gennaio, alle 10 di mattina. Ma intanto, nelle mani del giudice monocratico Nidia Genovese, sono state depositate decine e decine di costituzioni di parte civile. Unica eccezione eccepita quella del legale di Sbrana, per un ritardo di notifica, riconosciuta dal magistrato giudicante. Tra le parti offese che si sono costituite in giudizio, come annunciato dall’assessore all’ambiente e all’energia Anna Rita Bramerini, la Regione Toscana, quale ente territoriale competente, per danni arrecati all’ambiente, alla salute nonché all’immagine della stessa amministrazione regionale. Poi la Provincia di Lucca e tutti i comuni della Versilia, che si sono affidati agli avvocati Enrico Marzaduri e Carlo Di Bugno, e decine e decine di cittadini e comitati, e il Wwf. “La triste vicenda di Falascaia – ha commentato a caldo l’Idv – è approdata davanti al giudice, ci auguriamo che si possa giungere al più presto ad una sentenza che accerti le responsabilità penali e dia il colpo finale alla chiusura definitiva dell’inceneritore”. “La grande partecipazione – ha aggiunto – e l’elevato numero di comuni della Versilia, di cittadini, amministratori e dirigenti provinciali dell’IdV di Lucca che ieri si sono costituiti parte civile – compresa la provincia di Lucca – sono il segno inequivocabile che il danno ambientale e alla salute sono davvero ingenti”. “Determinante per la chiusura dell’inceneritore – ha affermato l’avvocato Miracolo ce si è costituito in giudizio anche per conto di una malata terminale di cancro, depositando una perizia redatta dal professor Stefano Montanari dell’istituto di Nanodiagnostica di Modena – è stato il lavoro svolto da vari comitati che nel corso degli anni, anche rimettendoci di tasca propria, hanno fatto in modo che lo stesso non si riaprisse mai più”. “Il processo – hanno affermato i rappresentanti di Dadaviruz – oltre ad essere un momento per ottenere la verità è un occasione per ribadire che questi impianti di morte devono stare chiusi. Gli inceneritori sono una minaccia per l’ambiente e la salute di noi tutti. Per questo, come molti cittadini, anche noi ci siamo costituiti parte civile. Vogliamo che su questa vicenda si faccia il massimo della luce”.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Annunci
Published in: on ottobre 14, 2011 at 3:00 pm  Lascia un commento  
Tags: ,

“TROPPI SILENZI SULL’INCENERITORE”

La Cgil deve pronunciarsi sulla questione dei rifiuti e dell’ inceneritore di Falascaia, prendendo una posizione decisa”. Tornare in prima linea, dopo un “assordante silenzio” e sono toni duri quelli dell’area programmatica del sindacato “La cgil che vogliamo”, espressi dal suo portavoce Andrea Antonioli che ieri mattina ha lanciato un messaggio forte sia alla segretaria provinciale  Rosanna Rosi che al nuovo segretario versiliese Paolo Bruni. “In un momento in cui anche le forze politiche sembrano aver assunto una linea unica sulla chiusura definitiva dell’inceneritore, sottoposto a sequestro” – hanno ribadito a gran voce sia il coordinatore Andrea Antonioli che Lamberto Pocai e Gabriele Ciucci – il sindacato deve chiarire al più presto le proprie intenzioni com’è tradizione. Secondo i tre sindacalisti l’occupazione non la si difende riaprendo l’ inceneritore, “ormai obsoleto, inquinato, inquinante e pericoloso, che ha fatto solo danni, senza contare quelli del futuro”: “porteremo avanti – questa la promessa -, e lo faremo con convinzione, l’indirizzo del potenziamento della raccolta differenziata e dei rifiuti zero”. Falascaia, insomma, deve essere definitivamente cancellato dai piani della Provincia, dell’Ato e della Regione, “perchè pericoloso e antieconomico”, e tra le proposte avviate la principale è quella di creare “un ciclo virtuoso di strutture per il riciclo, il riuso e la trasformazione dei rifiuti”, riconvertendo i posti di lavoro, inclusi quelli di Pioppogatto, nella raccolta differenziata e nella successiva lavorazione, ma senza tralasciare che “deve essere richiesto a Veolia di risarcire il territorio per i danni che l’impianto ha causato, e causerà sulla salute, a causa della cattiva gestione aziendale”.

La battaglia che la “Cgil che vogliamo” intende poi portare avanti è quella contro il “sistema Pomigliano” e la sua estensione a tutto il mondo del lavoro: “la nostra è e sarà una dura opposizione all’ipotesi di Confindustria di rendere illimitato il tempo con cui le aziende possono assumere attraverso contratti a tempo determinato, senza mai dare stabilità al lavoratore”. E di questo si parlerà domani pomeriggio dalle 15 in poi nella sala Barsanti della Croce Verde di Viareggio. Al dibattito “Ritorniamo protagonisti, diginità e valore al lavoro”, che sarà la prima assemblea pubblica a livello provinciale della “Cgil che Vogliamo” sui grandi temi nazionali e locali, sarà presente il coordinatore nazionale dell’area programmatica Gianni Rinaldini, ex segretario nazionale Fiom.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on novembre 12, 2010 at 8:15 am  Lascia un commento  
Tags: ,

INCENERITORE DI FALASCAIA, LA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE. TRA LE PROPOSTE SUPERARE IL CONTRATTO DAVIDDI, BONIFICARE L’AREA E PUNTARE SULLA RACCOLTA DIFFERENZIATA

Il Consiglio Provinciale ha preso atto con soddisfazione del lavoro svolto dalla Commissione speciale sull’impianto di Falascaia, costituito dalle numerose audizioni effettuate e dall’ampia documentazione raccolta e sintetizzato nella relazione presentata e condivisa in modo unanime dalla Commissione stessa. Il Consiglio ha anche considerato tutto il materiale come un utile patrimonio conoscitivo messo a disposizione anche dell’Esecutivo, degli Enti Locali e di tutta la collettività, ” affinché cresca la consapevolezza e la trasparenza sulle problematiche connesse all’inceneritore di Falascaia e più in generale alla gestione dei rifiuti” e , ha promesso, di continuare a monitorare e approfondire la questione attraverso i suoi organi. La relazione presentata, che è stata discussa nella seduta consiliare dello scorso 8 gennaio, è stata approvata all’unanimità da tutti i 18 consiglieri presenti e votanti. La società Veolia ,che dall’ottobre del 2007 aveva rilevato il ramo d’azienda di Tev relativo tra l’altro all’inceneritore di Falascaia, dopo aver compiuto nel maggio 2008 un’indagine interna, aveva presentato due esposti alla Procura per denunciare le modalità “particolari” con cui erano stati gestiti i dati relativi alle emissioni di sostanze dannone ( CO): i dati del software erano stati modificati manualmente al fine di riportarli entro i limiti consentiti. L’Arpat, nel corso delle periodiche attività di controllo effettuate come prescritto dalla normativa si era però limitata a recepire i dati sulle emissioni forniti dalla società. La magistratura sta tuttora indagando per accertare se la società abbia alterato i dati relativi alle emissioni per farli risultare entro i limiti di legge e per far apparire l’impianto, al momento dei controlli, come funzionante a pieno regime. D’altro canto è risultato che l’attività di controllo e di vigilanza dell’Arpat si sia concentrata sull’impianto di Falascaia in misura superiore rispetto agli altri impianti esistenti in Toscana e che le verifiche abbiano dato risultati rassicuranti: infatti dai valori di emissione delle diossine e degli altri inquinanti è emerso che il sistema di abbattimento dei fumi abbia funzionato comunque, ad eccezione dei casi di sforamento del 2003 e del 2008. I controlli, effettuati con il metodo AMESA, che hanno accertato il superamento dei limiti di legge per le emissioni di diossina nell’anno 2008, sono stati richiesti dalla Provincia di Lucca. Dalle criticità emerse, la Commissione Speciale ha sottoposto al Consiglio Provinciale le riflessioni e le cinque possibili linee di intervento: in primis la necessità di recuperare la fiducia dei cittadini nei confronti di chi gestisce l’impianto e degli enti preposti al controllo del funzionamento e delle emissioni dello stesso, poi l’esigenza di mettere in campo, con gli altri enti coinvolti, una forte volontà per superare il contratto ” Daviddi”, la necessità di bonificare l’area limitrofa all’impianto di Falascaia, la possibilità di costituirsi parte civile nel caso in cui la magistratura accerti che siano stati compiuti dei reati nella gestione degli impianti e la volontà di rendere d’ora in poi trasparenti i rapporti tra il gestore dell’impianto e i cittadini. La Commissione Speciale ha poi ritenuto importante sostenere economicamente il sistema di raccolta differenziata. Il “porta a porta”, che consente di valorizzare e far crescere tra i cittadini un modello culturale alternativo a quello non più sostenibile dell’usa e getta, ha avuto nella provincia lucchese risultati lusinghieri ma non ancora sufficienti, considerato l’obiettivo da raggiungere entro il 2012 è del 65%, con un aumento progressivo del 5% annuo. Fondamentale per la riuscita sarà prevedere ulteriori azioni che consentano di raggiungere i traguardi del riciclo

Letizia Tassinari