SPARATORIA ALLA BUFALINA, ERA UN REGOLAMENTO DI CONTI: ARRESTATI QUATTRO SPACCIATORI PER TENTATO OMICIDIO

Si è trattato di un regolamento di conti tra bande rivali per il controllo del traffico di sostanze stupefacenti nella macchia di Migliarino. Svolta nelle indagini: la Squadra Mobile di Pisa, diretta da Giuseppe Testaì, supportata dagli uomini del Commissariato di Polizia di Viareggio, ha brillantemente risolto il caso del tentato omicidio del marocchino quarantenne avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 di maggio scorso nella zona della Bufalina, al confine con Torre del Lago, catturando i quattro nordafricani che volevano giustiziare il connazionale. Rahal Nasrallah, la vittima che fu ferita da un colpo di pistola sparato a distanza ravvicinata e che tuttora è ricoverato in gravi condizioni all’ Ospedale Unico “Versilia”, fu affrontato nella pineta allo svincolo della variante Aurelia da Zituni Ssadike, meglio conosciuto nell’ambiente come “Mario”, capo della fazione opposta, accompagnato da una decina di uomini. Prima le offese, pesanti, poi le minacce. E per finire gli spari. Uno dei colpi esplosi da Ssadike con una Wesson calibro 3.57 Magnum ferì all’addome il rivale, e il proiettile si conficcò nella spina dorsale. Finiti i colpi in canna i compagni della vittima si scagliarono contro l’aggressore, e i suoi scagnozzi, colpendolo con armi contundenti – bastoni chiodati, un pugnale, un roncola e un katana ritrovati dalla Polizia e posti sotto sequestro.

“Sono stati proprio loro a consegnarlo ferito ai volontari della Misericordia di Torre del Lago, intervenuti per soccorrere il marocchino raggiunto dal colpo di pistola – , ha precisato il Questore di Pisa Raffaele Micillo durante la conferenza stampa. Anche se, a metà tragitto, l’uomo fuggì dall’ambulanza, raggiungendo a piedi la sua abitazione a Viareggio in via Regia, ma ferito fu costretto a chiedere soccorso.

“Una volta arrivato all’ospedale – ha aggiunto il capo della Squadra Mobile pisana – Ssadike riferì alla polizia di essere stato rapito da un commando composto da quattro uomini bendati e armati, che con la forza lo avevano prelevato dalla sua abitazione, portato in pineta e poi pestato selvaggiamente”. Una versione, quasi un alibi concordato, che non ha mai convinto gli inquirenti, tanto per lui sono scattate le manette nemmeno 48 ore dopo il fatto, anche se la notizia dell’arresto non è stata divulgata subito, per non pregiudicare la cattura dei tre complici, di cui uno fratello di Ssadike, e ieri anche B.S., Y.J. e K.B., tutti marocchini e poco più che ventenni, sono finiti in carcere. Indagini difficili, quelle portate avanti dalla Squadra Mobile di Giuseppe Testaì, soprattutto per il clima di reticenza e omertà che regna tra i clandestini trafficanti di droga, e che ha permeato tutta la vicenda, ma attraverso le dichiarazioni raccolte è stato possibile risolvere il caso in meno di un mese. Schiacciante, oltre alla comparazione del proiettile con la pistola con matricola abrasa ritrovata sul mezzo di soccorso, sopratutto la prova dello “Stub”, attraverso la quale sono state trovate tracce di polvere da sparo sui vestiti del capo banda Per tutti e quattro gli arrestati i capi di imputazione sono il tentato omicidio e la rissa aggravata.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

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IN MANETTE UNDICI SPACCIATORI DI DROGA, MAXI OPERAZIONE DELLA SQUADRA MOBILE DI PISA DIRETTA DA GIUSEPPE TESTAI’: SGOMINATA BANDA CHE CEDEVA LO STUPEFACENTE NELL DISCO VIP DELLA VERSILIA E DI PISA

Tra gli undici arrestati dell’operazione “Tabula Rasa”, condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Pisa, c’è anche un pusher dell’alta società che era solito smerciare la sua “roba” non solo nelle discoteche dei vip di Pisa ma anche in quella della vicina riviera della Versilia, da Viareggio a Forte dei Marmi. “L’uomo, ben vestito e dai modi affabili – ha precisato durante la conferenza stampa il dirigente Giuseppe Testaì – si infiltrava tra i clienti dei locali e di riforniva di cocaina durante tutta la notte”. Il 30enne senegalese da quanto accertato dai polizliotti della Mobile pisana, nell’arco di una sola serata, riusciva a guadagnare fino a 900 euro. L’operazione di polizia giudiziaria è stata portata a termine nella nottata dell’altro ieri, con l’esecuzione di undici ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di altrettanti indagati resisi responsabili del reato di spaccio di sostanze stupefacenti e di detenzione a fini di spaccio. Quattro indagati sono invece ancora ricercati. L’indagine, che ha preso avvio nel mese di dicembre dello scorso anno, e si è conclusa con gli arresti, ha permesso di disarticolare un sodalizio criminale dedito allo spaccio in strada nelle zone più frequentate del centro della città della Torre, la stazione centrale, la zona di Piazza Gambacorti – meglio nota come Piazza della Pera – e la zona di Corso Italia. Alla fine del 2009 la Squadra Mobile della Questura di Pisa, per espresso volere del Questore Micillo, ha provveduto a istituire al proprio interno una Squadra Specializzata per il contrasto ai crimini di strada composta da personale altamente qualificato e specializzato con il principale obiettivo di contrastare il fenomeno dei reati di criminalità comune tanto più odiosi quanto più incidono sul vivere civile e sulle occupazioni quotidiane dei cittadini. L’azione di contrasto è stata diretta a frenare il fenomeno dello spaccio di stupefacenti e a contrastare tutti quei reati che costituiscono la diretta conseguenza del consumo di droghe: i piccoli furti, gli scippi, le rapine, le violenze personali e le risse. L’indagine, che si è conclusa con l’esecuzione dei provvedimenti restrittivi in carcere, ha preso avvio dall’attività di costante contrasto ai fenomeni delittuosi. “ E proprio questa attività – ha precisato il dirigente della Squadra Mobile di Pisa Giuseppe Testaì – ha consentito di acquisire elementi indiziari su un gruppo di cittadini stranieri, in prevalenza nordafricani, che avevano monopolizzato il mercato del piccolo spaccio di stupefacenti nelle zone del centro cittadino, incluso il fornitore dei vip che operava in Versilia”. La rete creata dalla banda sgominata era capillare, e ben organizzata, tanto da essere in grado di soddisfare le esigenze dell’intero mercato. “Ogni singolo pusher era in grado di procurare all’acquirente qualunque tipo di droga – ha sottolineato Testaì – , se uno degli appartenenti al sodalizio al momento della richiesta del consumatore non aveva la disponibilità della sostanza richiesta poteva chiedere la sostanza ad altri pusher che avrebbero soddisfatto la richiesta pur di far si che la banda non perdesse il cliente”. L’organizzazione aveva anche tentato di aprire un autonomo canale di approvvigionamento stringendo accordi con connazionali residenti oltralpe per far giungere in Italia cocaina di ottima qualità ha prezzi contenuti ma il tentativo è stato stroncato dall’intervento di personale di questa Squadra Mobile che ha arrestato in flagranza del reato di detenzione a fini di spaccio di uno degli indagati all’atto del suo rientro sul territorio nazionale dopo un viaggio all’estero per concludere una trattativa per l’acquisto di una partita cocaina destinata al mercato italiano.

(Il  Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on novembre 27, 2010 at 12:00 pm  Lascia un commento  
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ACCOLTELLAMENTO A TORRE DEL LAGO, MUORE UN TUNISINO

Un uomo è stato accoltellato pochi minuti prima delle nove nella sua abitazione in una corte del Viale Marconi nel tratto tra la pasticceria Tonelli e un Kebap aperto da poco ed è morto in una pozza di sangue. Soccorso da un’ambulanza del 118, allertata da alcuni vicini di casa per l’uomo, un tunisino, non c’era più niente da fare. Inutile la corsa al Pronto Soccorso. Sul posto sono intervenute due volanti del Commissariato e gli uomini della Polizia Scientifica e l’aggressore, anche lui tunisino, è già stato arrestato dagli agenti. Da quanto trapelato i due sarebbero fratelli, entrambi lavoratori in un’impresa edile, e la causa del litigio finito con l’accoltellamento potrebbe essere stata familiare o di lavoro.

Letizia Tassinari

POLIZIA, BLITZ NEL PARCO PER CONTRASTARE L’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA

Super lavoro per la Polizia di Stato, che negli ultimi giorni ha svolto servizi di controllo su tutto il territorio per contrastare l’immigrazione clandestina dentro al Parco di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli, al confine tra Viareggio e Vecchiano. Con il supporto dei Carabinieri e della Polizia Municipale, oltre che al personale dell’Ente Parco, è stato smantellato un accampamento abusivo, dove sono stati identificati tre rumeni, I.S.del’73, D.F.del ’72 e I.C.M.del ’78. Tutti accompagnati in Commissariato sono stati sottoposti al rilievo delle impronte digitali, ma non risultando niente a loro carico, sono stati rilasciati. Da gennaio a maggio 2008, nel corso dell’operazione “Bosco sicuro per un territorio sicuro”, sono 10 i servizi effettuati dalla Polizia, oltre ai pattugliamenti quotidiani fatti durante l’estate e a giorni alterni dal 1 ottobre scorso. Quattro sono stati gli accompagnamenti alla frontiera, 32 le baracche demolite, 7 gli allontanamenti per motivi di sicurezza pubblica decretati dal Prefetto e 4 quelli in corso. Gli allontanamenti per mancanza di mezzi di sussistenza sono stati 21, e in corso ce ne sono altri 5. L’attività, iniziata lo scorso 2 febbraio, proseguirà per tutto il mese di Carnevale con l’impiego di una pattuglia a cavallo che è stata aggregata al Commissariato. Per contrastare l’immigrazione clandestina, il Commissariato di Polizia di Viareggio ha effettuato ieri un servizio mirato, passando al setaccio la città, la frazione di Torre del Lago e Lido di Camaiore. L’operazione, che ha contato 4 posti di blocco, ha portato a controllare 24 auto e 35 persone, indagandone 2. Nel corso dei controlli gli agenti hanno anche denunciato un ragazzo di Viareggio residente a Massarosa, F.T.del ’77, per evasione dagli arresti domiciliari, e W.A.P., un inglese del ’79, per guida in stato di ebrezza mentre guidava la sua Lancia Musa, che è stata sequestrata: 1,84 il tasso alcolemico registrato dall’alcotest. Due tunisini, A.A.del ’84 e M.O.del ’88, sono invece stati muniti di decreto di espulsione. I poliziotti li hanno beccati vicino a un supermercato di Torre del Lago senza nessun documenti.

Letizia Tassinari

FURTI IN CENTRO E IN PASSEGGIATA, LA POLIZIA BECCA UNO DEI TRE LADRI

Denunciato dalla polizia il ladro di via Mazzini. Tre malviventi si erano introdotti in un negozio ed avevano rubato il portafogli alla commessa. La ragazza aveva chiamato il 113 descrivendo i ladri agli agenti della volante intervenuta sul posto. In particolare una donna dell’est europeo. Le ricerche effettuate nella zona del centro avevano portato i poliziotti sulle tracce di un giovane che corrispondeva esattamente all’identikit fatto dalla derubata e lo hanno fermato e identificato. Mentre lo stavano portando in commissariato una segnalazione di due furti avvenuti in passeggiata poco prima era appena arrivata alla centrale operativa. Anche in questo caso i commessi raccontavano di tre persone, una delle quali donna, che approfittando della confusione erano riusciti a rubare un pc e abbigliamento di marca. E, la descrizione, era uguale a quella fatta dalla commessa di via Mazzini. Per I.A.P, un rumeno di 21 anni residente a Montecatini Terme, riconosciuto e reo confesso, è scattata la denuncia. Perquisita la sua abitazione sono saltati fuori gli oggetti rubati, tra cui il pc, dei jeans marca Armani e altri capi griffati Just Cavalli, restituiti ai legittimi proprietari. Le ricerche dei due complici sono ancora in corso, ma la polizia è sulle loro tracce.

Letizia Tassinari

ARRESTATO DOPO L’ACCOLTELLAMENTO, IN MANETTE ANGELO PIZZI ACCUSATO DI TENTATO OMICIDIO

E’ stato arrestato dagli uomini del Commissariato di Polizia di Viareggio nella notte Angelo Pizzi, l’uomo di quarantadue anni che due sere fa ha sera accoltellato alla pancia l’ex compagno della sua attuale donna dopo un violento litigio. Accusato di tentato omicidio, l’uomo, che ha già nominato come legale di fiducia l’avvocato Massimo Landi, si trova recluso nel carcere San Giorgio di Lucca in attesa dell’udienza di convalida e di essere interrogato. Titolare dell’indagine della Procura il pubblico ministero Antonio Mariotti. Il tragico episodio e’ avvenuto fuori dall’appartamento in via dei Ciliegi, nel quartiere Terminetto, dove Vittorio Baruffo, di trentatrè anni, si era recato per far visita alla figlia di sei anni che vive con la madre, proprietaria di un noto negozio di profumeria della passeggiata. Tutto è nato da una telefonata fatta dal padre alla piccola intorno alle 21, per salutarla e darle le buonanotte. La bambina avrebbe detto al babbo che stava cenando con la mamma e con Angelo. Questa frase, forse, è stata la molla che ha fatto scattare la gelosia e Baruffo si è precipitato a casa della ex compagna, e madre di sua figlia, con la quale ha convissuto circa dieci anni. L’animata discussione, che ha richiamato l’attenzione di tutto il vicinato, si è svolta sulla strada, trasformandosi poi in uno scontro nel corso del quale è spuntato fuori un coltello con cui il giovane padre è stato ferito all’addome accasciandosi sull’asfalto in una pozza di sangue. Scattato l’allarme al 113, una volante del vicino Commissariato si è precipitata sul posto, e viste le preoccupanti condizioni del ferito, sono stati gli stessi agenti a portare a sirene spiegate il ferito al Pronto Soccorso caricandolo a bordo dell’auto di servizio. In pericolo di vita e operato d’urgenza, a Vittorio Barruffo è stata asportata la milza e si trova ora ricoverato all’Ospedale Unico Versilia in rianimazione, in gravi condizioni. La caccia all’ aggressore, che nel frattempo era scappato a bordo della sua Fiat Punto, è durata circa due, fino a quando gli uomini del Commissariato non lo hanno rintracciato ed arrestato.

Una tragedia annunciata, quella di due sere fa al Terminetto, che sarebbe potuta evolversi ancor più tragicamente. La giovane madre, che da qualche mese si era separata dal compagno a causa dei comportamenti spesso violenti dello stesso, che piu’ volte l’aveva picchiata provocandole ematomi sul corpo, si era rivolta alle Forze dell’Ordine presentando diverse denunce di maltrattamenti, minacce e molestie. L’ultima, presentata alla Caserma dei Carabinieri di Viareggio, risale a pochi giorni fa. Tramite il suo legale, avvocatessa Nunzia Castellano dello Studio Pancetti, era stato anche chiesto un provvedimento cautelare nei confronti dell’ex compagno, per impedirgli di avvicinarsi all’abitazione dove la donna vive con la figlia minorenne.

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Stalking

Le indagini preliminari sono ora volte alla ricostruzione della drammatica vicenda, soprattutto se l’accoltellatore abbia agito per difendersi o per aggredire. Entrambi gli uomini sembra abbiano precedenti penali.


DROGA, BLITZ E INSEGUIMENTO IN PINETA: LA POLIZIA ARRESTA UNO SPACCIATORE, 40 I GRAMMI DI COCA SEQUESTRATI.

sequestro-droga-e-soldiBlitz antidroga nel quartiere Marco Polo. Sono stati gli agenti della Squadra Volante del Commissariato di Polizia di Viareggio ad arrestare due sere fa in pineta Rachid Musaid, uno spacciatore marocchino di ventitrè anni, e a sequestrare ben quaranta grammi di cocaina e mille euro in contanti. L’azione è partita intorno alle 19, quando sei agenti, in borghese e in divisa, si sono appostati all’interno della pineta nel tratto tra via Fratti, il viale Capponi, via Zara e via Marco Polo in attesa di uno spacciatore che da qualche tempo era stato segnalato operare nella zona da chi abita nel quartiere. L’attesa non è stata vana, e neanche i risultati. Appena arrivato, il nordafricano ha iniziato a ricevere molte chiamate sul suo cellulare, passeggiando nervosamente all’incrocio tra via Fratti e via Marco Polo. bastato aspettare solo qualche decina di minuti per vedere arrivare il primo cliente a comprare una dose per 80 euro. Fermato poco distante dagli agenti, e perquisito, l’acquirente, un trentottenne seravezzino, è stato trovato con un grammo di cocaina in tasca, e non ha potuto far altro che ammettere di averlo appena comprato, facendo il nome del suo pusher. Il cerchio a questo punto si è chiuso, e lo spacciatore, preso a sorpresa senza che abbia il tempo di disfarsi della “roba”, ha cercato di darsi alla fuga, scappando di corsa nei viottoli della pineta. Un inseguimento sotto la pioggia, nel pantano, scavalcando i fossi gonfi di acqua piovana fino al laghetto dei cigni, poi i sei agenti lo hanno raggiunto, circondato, bloccato e arrestato. Dalla perquisizione fatta allo spacciatore sono saltati fuori 39 grammi di cocaina, divisi in 34 dosi pronte per la vendita, 1000 euro, in bancanote da 20, 50 e 100, e 2 cellulari di “servizio”. L’arresto è stato convalidato ieri mattina dal giudice del Tribunale di Viareggio e l’uomo è stato tradotto in carcere. Il legale ha chiesto termini a difesa e il processo è stato rinviato al 27 gennaio.

Letizia Tassinari

SPARI IN DARSENA, RISOLTO IL GIALLO: ARRESTATO ERNESTO MILITANO

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Ha un nome il presunto autore del tentato omicidio dell’ imprenditore nautico avvenuto nel tardo pomeriggio di martedi. Si tratta di Ernesto Militano, un siciliano di sessantasette anni, residente a Palermo ma di fatto abitante a Pisa, in un box in via Fiorentina. Sono stati gli uomini del Commissariato di Viareggio, con il supporto della Squadra Mobile di Lucca e di Pisa, ad arrestarlo intorno alle due di pomeriggio di giovedi. La sparatoria era accaduta di fronte ai cancelli di un cantiere navale della Darsena. Il falegname suo dipendente solo da una quindicina di giorni, nonostante i due uomini si conoscessero da molti anni, aveva atteso il suo datore di lavoro all’uscita, sparandogli a bruciapelo tre colpi di pistola, uno al torace, uno all’addome e uno al braccio, e poi era scappato. Il ferito era tornato a casa da solo, non pensando di essere stato colpito gravemente e, inizialmente pensando di non denunciare l’accaduto, proprio in virtù della lunga conoscenza con lo sparatore. Accorgendosi con il passare delle ore l’uomo aveva però iniziato a stare male e, intorno a mezzanotte, si era fatto accompagnare al Pronto Soccorso del “Versilia”, raccontando di essersi infortunato sul lavoro. Sono stati i medici ad accorgersi di tre proiettili da arma da fuoco all’interno delle ferite e ad avvisare il 113. Quando i poliziotti sono arrivati all’Ospedale il ferito, che stava per essere anestetizzato per il delicato intervento chirurgico di asportazione dei proiettili dal corpo, ha fatto il nome dell’autore del folle gesto, del quale però si era nel frattempo persa ogni traccia. La certosina attività di indagine effettuata dalla Polizia di Stato, per rintracciare il presunto pistolero, ha portato in neanche 36 ore a chiudere il caso, rintracciando il presunto colpevole in una zona periferica di Pisa, dove viveva accampato alla meglio. Ernesto Militano da tempo non frequentava più i luoghi dove risultava residente. A Fano, dove di recente aveva lavorato, nessuno lo aveva più visto dalla scorsa primavera. A rendere noti i dettagli dell’operazione sono stati, ieri mattina, il dirigente Leopoldo Laricchia, il vice questore aggiunto Giiuseppe Testaì e il capo della Squadra Mobile Virgilio Russo. La task force del Commissariato di Viareggio con le due Squadre Mobili di Lucca e Pisa, è riuscita a trovare la “traccia”di un passaggio recente del falegname ad un patronato pisano dove l’anziano operaio si era recato qualche giorno prima per una consulenza pensionistica e dove gli avevano dato appuntamento per giovedi mattina per la consegna della documentazione necessaria. Circondato l’isolato e atteso il suo arrivo i poliziotti lo hanno bloccato in una strada limitrofa e portato in Questura, dove gli è stato notificato il fermo di polizia a firma del sostituto procuratore Piero Capizzotto.

varie-letizia-3014Perquisito il garage dove Ernesto Militava viveva la polizia ha sequestrato la presunta arma del delitto, una rivoltella calibro 32 a 5 colpi, priva di numero di matricola e carico, con ben 74 munizioni e un coltello a scatto. Nei prossimi giorni l’Autorità Giudiziaria disporrà una perizia balistica e il raffronto tra i proiettili sequestrati e le ogive ritrovate nel corpo della vittima. L’anziano falegname presunto sparatore è stato intanto tradotto al carcere Don Bosco, in attesa di essere interrogato per chiarire il movente, parendo inverosimile la tesi del ferito circa il disaccordo sullo stipendio da liquidare.

Letizia Tassinari

IN MANETTE L’OPERAIO CHE HA SPARATO

E’ stato arrestato dalla Polizia nelle prime ore di ieri pomeriggio a Pisa , nascosto in un garage, il 68enne operaio siciliano che tre sere fa aveva sparato a distanza ravvicinata tre colpi di pistola all’ addome al suo datore di lavoro ed era scappato. Ricercato in tutta la Versilia e zone limitrofe, con l’accusa di tentato omicidio, gli agenti del Commissariato di Viareggio sono riusciti a rintracciarlo a seguito di indagini a tappeto effettuate nell’ambiente cantieristico. A scatenare l’ira e il folle gesto del lavoratore sarebbe stato il mancato pagamento dello stipendio, e forse anche degli arretrati. Prima un diverbio, fatto di voci grosse e minacce, poi, almeno da quanto emerso, il falegname avrebbe estratto la pistola per fare fuoco sull’imprenditore che lavorava in appalto per il Polo Nautico. Il titolare della ditta di falegnameria, un palermitano di circa trentacinque anni residente da tempo nella zona, G.L.G. le sue iniziali, si era accasciato sull’asfalto nei pressi del cantiere Fipa Group del Polo Nautico, ed era stato soccorso da un conoscente che era con lui. Portato urgentemente al Pronto Soccorso era stato ricoverato, in gravi condizioni, all’Ospedale Unico Versilia.

varie-letizia-2991Ieri mattina ai cantieri della Darsena tra gli operai che uscivano per la pausa pranzo molte bocche cucite, nessuno conosce, nessuno sa, o forse nessuno vuole dire. Solo un operaio parla: “lo conoscevo solo di vista il ferito, aveva un macchinone, un Suv dell’Audi. Lo si vedeva ogni tanto. Qui siamo tanti, centinaia, ma nessuno conosce l’altro, anche se lavoriamo a fianco”. La paura di parlare riguarda la piaga del “caporalato”, e del lavoro nero, che affligge allo stesso modo sia gli italiani che gli immigrati, soprattutto nella cantieristica, dove le condizioni di lavoro sono senza le basilari norme di sicurezze e dove la non professionalità, dovuta anche all’inesperienza, provoca incidenti, e a volte la morte degli operai. Tanti sono gli extracomunitari fuori dai cancelli dei cantieri dove vengono forgiati yackt da mille e una notte, “reclutati” la mattina all’alba. Poi ci sono i cinque indiani dello Shrilanka “licenziati” a voce ieri mattina poco prima di mezzogiorno dal caporale albanese: “non c’è lavoro, aspettatemi qui, vado in banca, vi pago, e poi tutti a casa”.

Letizia Tassinari

VIOLENZE SULLE DONNE, 100 I CASI IN VERSILIA: GELOSIE, LITI, EMARGINAZIONE, TANTE LE SEGNALAZIONI GIUNTE AL CENTRO ANTIVIOLENZA E ALLE FORZE DELL’ORDINE

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Violenza sulle donne

Fonte You Tube

Due casi di stalking sono stati risolti in pochi giorni dagli uomini del Commissariato di Polizia di Viareggio ed hanno scongiurato il ripetersi di violenze inflitte a due donne. Il primo è finito con la condanna di un innamorato respinto, rumeno come la molestata, beccato in flagrante dagli agenti di una volante. Il secondo trae invece origine da una denuncia di una ragazza romena vessata dall’ex fidanzato italiano incline a considerare le donne dell’est come persone bisognose di sistemazione, come il matrimonio, e perciò oggetto di soprusi. La giovane residente a Viareggio da oltre dieci anni e perfettamente integrata sia socialmente che lavorativamente, si era confidata con un ispettore del Commissariato, raccontando di non sopportare più le umiliazioni e le vessazioni a cui l’aveva costretta il compagno, italiano e più anziano di lei di oltre 20 anni. L’uomo, apparentemente affabile e gentile, con il quale aveva vissuto per 3 anni, le aveva poi costruito attorno una sorta di gabbia d’oro, forse per gelosia, ma forse per totale senso del possesso, per non farla “evadere”. Toccato il fondo, con liti, schiaffi ed occhi neri anche solo per un numero di telefono trovato memorizzato sul cellulare, con scuse successive e promesse di cambiare, e mai mantenute, la ragazza aveva deciso di troncare e andarsene. Da lì era poi iniziata una serie di persecuzioni, e come un ragno che tesse la rete per catturare la sua vittima, il non rassegnato ex si era messo a pedinare la donna, appostandosi sotto casa e sul posto di lavoro, riempiendola di telefonate di minacce se non fosse tornata con lui e di centinaia di sms di amore al giorno. Come una preda da braccare, il protagonista, discendente di un’agiata famiglia di pellai di Santa Croce sull’Arno, passava ore anche a chiedere intercessione agli amici comuni dicendosi disperato. E’ stata la sezione del settore anticrimine del Commissariato, dedicata a certe problematiche a salvarl: portato il caso all’attenzione della Procura di Lucca il Giudice per le Indagini Preliminari ha emesso un ordine un ordine di arresti domiciliari.

varie-letizia-2979varie-letizia-2977Accanto al dirigente Laricchia, al vice Testaì e all’ispettore Magliulo, ieri mattina al Commissariato c’erano anche le responsabili del Centro Anti Violenza della Casa delle Donne Raffaelli e Baldi e l’assessore al sociale Fantoni. Un progetto di aiuto contro le “violenze di genere”, “L’una per l’altra”, che coinvolge il volontariato, Polizia e Carabinieri. Le responsabili della Rete, dove solo nel 2008 si sono rivolte 100 donne nelle stesse condizioni, dai 16 ai 70 anni, di persona o contattando il numero verde 800614822, mentre ancora si discute il disegno di legge sulla introduzione dell’articolo 612 bis del codice penale, che consentirà nuove misure cautelari in caso di persecuzione di una donna, chiedono a gran voce un centro di accoglienza per chi, vittima, non sa dove rifugiarsi.

Letizia Tassinari