FOTO HARD ON LINE, ASSOLTO L’EX

Assolto: per non aver commesso il fatto, relativamente alla diffamazione aggravata attraverso internet e la violazione della privacy, e perchè il fatto non sussiste relativamente alla interferenza illecita della vita privata. Si è concluso ieri mattina al tribunale di Viareggio con un sentenza di assoluzione con formula piena il processo a R.M., il giovane lucchese che era stato accusato dalla ex fidanzata di aver messo in rete foto porno. Alle precedenti udienze erano stati sentiti sia la parte offesa che i carabinieri del Nucleo Investigativo di Viareggio, dove la ragazza si era rivolta per presentare una denuncia contro ignoti. I due avevano avuto una storia, a cavallo tra la fine del 2003 e l’inizio del 2004, poi si erano lasciati. Durante la breve relazione, e mentre facevano sesso in macchina, erano stati scattati alcuni click, con una digitale, anche con l’autoscatto. A distanza di mesi dalla fine della relazione, per la ragazza era poi cominciato l’incubo: prima una serie di telefonate anonime, poi anche e-mail con foto di particolari intimi, di decine e decine di uomini da tutto lo stivale, isole incluse, che le chiedevano di fare sesso. Poi la tragica scoperta, grazie ad alcuni amici: su internet, scaricate con Emule, giravano da tempo alcune sue foto in atteggiamenti inequivocabili, accompagnati da nome, cognome, indirizzo, telefono e e-mail. Una foto, poi, era stata addirittura stampata e affissa ai cancelli dell’azienda dove lavorava il nuovo fidanzato. Foto “senza veli”, con immagini di sesso sfrenato, che sarebbero dovute rimanere un segreto, una cosa intima tra i due che se le erano scattate, erano invece finite in pasto al mondo e tra gli appassionati di internet in migliaia le hanno potuto vedere, digitando una parola chiave, che i militari dell’Arma dopo le indagini, avevano scoperto essere “porcelli gemelli”. Come spesso accade la ragazza l’aveva saputo per ultima – “”ci sono alcune tue foto osè on line”- e sotto chok era andata dai Carabinieri. E’ stata la difesa di R.M, affidata alla giovane avvocatessa Antonietta Montano dello studio Miracolo, a ribaltare la vicenda. “Forti anche della perizia del consulente tecnico di parte – ha spiegato il legale –, e di lacune emerse durante le indagini preliminari, abbiamo dimostrato che le foto porno erano sui pc sia del ragazzo che della ex fidanzata”. Ma soprattutto mancava la “prova provata” di chi, e quando, le avesse messe on line.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia) 

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Published in: on ottobre 28, 2011 at 8:30 am  Lascia un commento  
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INCENERITORE IN TRIBUNALE, VALANGA DI COSTITUZIONI DI PARTE CIVILE

Aula penale gremita, ieri mattina al tribunale di Viareggio per la prima udienza del processo penale che vede imputati Francesco Sbrana, consigliere ed amministratore delegato di Tev spa, attualmente controllata da Veolia, e Umberto Ricci, dipendente capo turno addetto alla conduzione dell’impianto, difesi rispettivamente dall’avvocato Cei e dagli avvocati Cozzani e Barsotti. L’accusa mossa dalla Procura di Lucca – l’indagine è stata portata avanti dal pm Antonio Mariotti – è quella di falsificazione dei dati di emissione. Dopo i patteggiamenti di altri sei imputati, il giorno tanto atteso dai comitati anti-inceneritore per la prima udienza del processo relativo alla vicenda di Falascaia scoppiata tre anni anni si è concluso con un rinvio al 10 gennaio, alle 10 di mattina. Ma intanto, nelle mani del giudice monocratico Nidia Genovese, sono state depositate decine e decine di costituzioni di parte civile. Unica eccezione eccepita quella del legale di Sbrana, per un ritardo di notifica, riconosciuta dal magistrato giudicante. Tra le parti offese che si sono costituite in giudizio, come annunciato dall’assessore all’ambiente e all’energia Anna Rita Bramerini, la Regione Toscana, quale ente territoriale competente, per danni arrecati all’ambiente, alla salute nonché all’immagine della stessa amministrazione regionale. Poi la Provincia di Lucca e tutti i comuni della Versilia, che si sono affidati agli avvocati Enrico Marzaduri e Carlo Di Bugno, e decine e decine di cittadini e comitati, e il Wwf. “La triste vicenda di Falascaia – ha commentato a caldo l’Idv – è approdata davanti al giudice, ci auguriamo che si possa giungere al più presto ad una sentenza che accerti le responsabilità penali e dia il colpo finale alla chiusura definitiva dell’inceneritore”. “La grande partecipazione – ha aggiunto – e l’elevato numero di comuni della Versilia, di cittadini, amministratori e dirigenti provinciali dell’IdV di Lucca che ieri si sono costituiti parte civile – compresa la provincia di Lucca – sono il segno inequivocabile che il danno ambientale e alla salute sono davvero ingenti”. “Determinante per la chiusura dell’inceneritore – ha affermato l’avvocato Miracolo ce si è costituito in giudizio anche per conto di una malata terminale di cancro, depositando una perizia redatta dal professor Stefano Montanari dell’istituto di Nanodiagnostica di Modena – è stato il lavoro svolto da vari comitati che nel corso degli anni, anche rimettendoci di tasca propria, hanno fatto in modo che lo stesso non si riaprisse mai più”. “Il processo – hanno affermato i rappresentanti di Dadaviruz – oltre ad essere un momento per ottenere la verità è un occasione per ribadire che questi impianti di morte devono stare chiusi. Gli inceneritori sono una minaccia per l’ambiente e la salute di noi tutti. Per questo, come molti cittadini, anche noi ci siamo costituiti parte civile. Vogliamo che su questa vicenda si faccia il massimo della luce”.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on ottobre 14, 2011 at 3:00 pm  Lascia un commento  
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INVESTI’ UNA DONNA E FUGGI’ CON IL CAMIONCINO DELL’ERSU, CONDANNATO

Rito abbreviato, dieci mesi di condanna e pena sospesa per il l’operaio della Ersu, A.B. 31enne pietrasantino, che a bordo di un furgone per la raccolta dei rifiuti investì una donna, fuggì e fu rintracciato in pochi minuti dai carabinieri di Marina di Pietrasanta e Forte dei Marmi. L’uomo aveva preso in pieno una 50enne di Capannori che stava attraversando il viale Apua sulle strisce e invece di fermarsi e prestare soccorso alla malcapitata aveva accellerato e si era dato alla fuga, facendo perdere le proprie tracce. La donna, soccorsa da un’ambulanza del 118, era stata immediatamente trasportata al Pronto Soccorso dell’Ospedale Unico “Versilia”, dove i medici le avevano diagnosticato un trauma cranico e la frattura del bacino. Grazie alla descrizione del mezzo i carabinieri avevano iniziato subito la “caccia” al pirata della strada, rintracciandolo poco dopo nel parcheggio della Ersu. Accusato di omissione di soccorso il giudice del tribunale monocratico di Viareggio lo ha condannato.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on ottobre 12, 2011 at 9:00 am  Lascia un commento  
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LA MORTE DI JOUBERT THOMPSON, NUOVA UDIENZA

Nuova udienza per la morte di Joubert Thompson, il marinaio caduto dal “Romanza” al Polo Nautico nel febbraio del 2007.  Al banco dei testimoni, per la difesa del comandante dello yacht James Verity imputato assieme al dipendente Azimut Bartolomeo Giangrasso e ad Attilio Forniled e Mohammed Sai, rispettivamente titolare e dipendente della ditta di ponteggi, Vira Istvan, ufficiale di bordo: “L’ordine di togliere il parapetto l’avevo dato io”, ha affermato in inglese con la traduzione simultanea dell’interprete. Parole, queste, che potrebbero vederlo passare da testimone a imputato per la morte del collega precipitato a terra. Ma chi aveva dato l’ordine di rimuovere il corrimano nella zona della prua? Da quanto emerso in udienza era stato Istvan, il primo ufficiale in sostituzione del comandante Verity che era assente. E proprio questo particolare ha indotto il giudice Gerardo Boragine ad interrompere il processo: le dichiarazioni rese potrebbero infatti cambiare la posizione del teste, e portare la Procura ad indagarlo. “La rimozione l’ha fatta tutto l’equipaggio”, ha aggiunto, ma non potendo nominare in udienza un legale, si è poi avvalso della facoltà di non rispondere.  Il consulente di parte del comandante ha spiegato che “la rimozione del corrimano è comunque normale, per evitare di rovinare l’acciaio durante le lavorazioni, e la prua sarebbe stata in sicurezza solo se il ponteggio fosse stato costruito bene”. Nel punto dove è caduto Joubert il ponteggio, a quanto emerso, distava dalla carena 60 centimetri. La battaglia tra i legali degli imputati per stabilire chi sia il responsabile della morte di Joubert continuerà alla prossima udienza, fissata per il 16 novembre quando, se rintracciato, visto che per ora sembra sparito, dovrà testimoniare l’ingegnere di macchina Steven Duncan.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on ottobre 6, 2011 at 8:30 am  Lascia un commento  
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FOTO PORNO SUL WEB, A PROCESSO L’EX

La prima volta, la donna, ha pensato che si trattasse di uno sbaglio. Oppure di uno scherzo. Anche se di cattivo gusto, per non dire pessimo. Poi, giorno dopo giorno, col passare delle ore, per lei è iniziato un vero e proprio incubo. Di quelli che ti mettono letteralmente a terra. Il suo telefono, infatti, ha iniziato ad essere sommerso di chiamate, diventando molto “caldo”. Come una linea hard, a luci rosse, con sconosciuti, tutti uomini, che la chiamavano interessati a lei, al suo corpo, per chiederle prestazioni sessuali di un certo tipo. Stupore, incredulità, e soprattutto umiliazione. E una domanda, come un assillo: perchè le stava succedendo tutto questo? Quell’ interesse morboso nei suoi confronti da cosa nasceva?. La donna, una viareggina poco più che trentenne, ha però scoperto poco dopo l’arcano: qualcuno aveva inserito nel web una decina di foto pornografiche di una donna molto sexy e sensuale, ripresa nei clic in atti da sesso estremo. Certo, il viso, era stato oscurato. Impossibile riconoscere chi fosse. Ma sotto ad ogni immagine era scritto il suo numero di telefono. Una sorta di didascalia che fungeva da invito ad essere contattata. La vittima, sotto choc, non ha però perso tempo e si è subito rivolta alle forze dell’ordine, presentando una denuncia e dando agli investigatori anche delle precise indicazioni per risalire all’ignoto che aveva messo on line le foto. Sono stati i militari della Guardia di Finanza a risalire al computer dal quale erano state caricate su internet le immagini, e l’uomo, un ex con il quale la storia era finita da tempo, è stato rinviato a giudizio per diffamazione aggravata. In aula al tribunale monocratico di Viareggio è stato ricostruito, a porte chiuse, tutto il misfatto, con la deposizione della vittima, degli inquirenti e dei consulenti tecnici. La parte offesa, assistita dal suo legale, si è costituita parte civile per i danni subiti. Il processo è stato aggiornato al prossimo 12 dicembre. E la parola, allora, passerà alla difesa.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

BAR CEDUTO, MA IL SOCIO NON LO SA: LA VICENDA TORNA IN TRIBUNALE

Nuova udienza, davanti al coordinatore dei giudici del tribunale monocratico di Viareggio Gerardo Boragine, per il processo che vede alla sbarra Gianluca Pozzi e la vicenda del bar Carmencita, noto locale nella centrale piazza Mazzini, “venduto” a terze persone senza che il socio, secondo l’accusa, ne sapesse nulla. A deporre, ieri mattina, è stato l’imputato, difeso dall’avvocato Leonardo Lapazin Zorzit, che ha negato in toto le accuse mossegli. La storia ha inizio con una querela, presentata dal socio Pierluigi Bizzarri di Pistoia, che tutelato dall’avvocato Marco Taddei, si è anche costituito parte civile per i danni subiti. A suo dire avrebbe appreso per caso, venendo a Viareggio ed entrando nel bar, che lo stesso era “gestito” da persone a lui sconosciute. E alla domanda di chi fossero coloro che erano dietro alla cassa e al bancone la risposta fu un fulmine a ciel sereno. Il bar era stato ceduto, e lui, socio al 50%, non ne sapeva un bel niente. Sarebbe stato Gianluca Pozzi a firmare il contratto, per altro davanti a un notaio, ma a detta del querelante la firma Bizzarri non era la sua: “Visibilmente contraffatta”. L’imputato, commercialista, è cosi finito a processo accusato di truffa e falso. “Falso – ha spiegato la parte offesa – in quanto al notaio è stato esibito un verbale di assemblea in cui mi si dava per presente, e con una firma che io non ho mai apposto”. Anche se l’imputato, ieri mattina in aula, ha controbattuto che invece c’era ed aveva firmato: “convocai l’assemblea dei soci in un bar”, ha affermato Pozzi. Ma secondo l’accusa, in quel bar, l’incontro aveva riguardato ben altro: “Fu chiesto al mio cliente – ha spiegato l’avvocato Taddei – di cedere la sua quota per 140mila euro, ma lui rifiutò. Bizzarri non ha mai saputo che il bar era stato dato in gestione, e soprattutto non ha ricevuto un euro dall’operazione”. Operazione che si sarebbe concretizzata nel versamento di 80mila euro davanti al notaio, 100mila su un conto corrente intestato ad una società riconducibile a Gianluca Pozzi e ratei da 7.500 al mese. I gestori nuovi, la scorsa udienza, furono chiamati a testimoniare e confermarono di aver concluso l’affare con il Pozzi, di aver versato delle somme e di aver poi bloccato gli ulteriori pagamenti, dietro diffida dell’avvocato di Bizzarri, temendo che il contratto fosse dichiarato nullo. Il processo, per la sentenza, è stato rinviato al prossimo 18 gennaio.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on settembre 29, 2011 at 9:30 am  Lascia un commento  
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TRIBUNALE A RISCHIO, LUNARDINI SCRIVE AL MINISTRO

Tribunale di Viareggio a rischio chiusura? Il sindaco Luca Lunardini lo ha appreso dalla stampa, e ieri mattina dopo la lettura dei quotidiani locali ha preso carta e penna e ha scritto al ministro di Grazia e Giustizia Nitto Francesco Palma per segnalare le positive peculiarità della struttura viareggina. Certo, la eventuale chiusura, sarebbe la conseguenza della possibile riduzione delle sezioni distaccate dei tribunali dei capoluoghi di provincia, ma, afferma il primo cittadino, “ la storia e soprattutto l’attività quotidiana del tribunale del Marco Polo non possono essere misconosciute per la mole di lavoro e l’efficienza dei suoi uffici e ho ritenuto mio dovere scrivere al Ministro per far presente questa assoluta esigenza di Viareggio e la Versilia”. Nella lettera accorata che il sindaco ha inviato al Ministero romano si fa preciso riferimento di come la realtà e le caratteristiche della città di Viareggio abbiano nella sua storia e nella sua quotidianità rilievo tale da considerare certamente dannosa e fonte di squilibrio la eventuale soppressione del Tribunale a Viareggio, ad oggi strumento efficace, efficiente e particolarmente produttivo in quanto ad attività della giustizia penale e civile”. E in attesa che il ministro faccia visita in città il sindaco attende chiarimenti.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

Published in: on settembre 3, 2011 at 9:20 am  Lascia un commento  
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LADRO ACCIUFFATO, CONVALIDATO L’ ARRESTO

Convalidato l’arresto del ladro arrestato dai Vigili Urbani di Pietrasanta. Il giudice monocratico del tribunale di Viareggio ha disposto la custodia cautelare in carcere per Achille Serra, il 62enne trovato da una turista fiorentina in vacanza a rubare nella villetta presa in affitto a Marina. Anche in considerazione nella lunga lista di precedenti dell’ imputato (tra cui molti reati contro il patrimonio, rapina, e furto aggravato, il magistrato giudicante ha  respinto la richiesta di arresti domiciliari avanzata dal difensore di fiducia, avvocato Enrico Della Capanna del Foro di Reggio Emilia. In attesa dell’udienza di merito che è stata fissata per il prossimo 1° settembre, l’imputato resterà pertanto ristretto presso il carcere circondariale di Lucca.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia) 


RISSA, CONDANNATO A 8 MESI GIOVANE FIORENTINO

Otto mesi, questa la sentenza di condanna pronunciata dal giudice monocratico del tribunale di Viareggio Nidia Genovese nei confronti Mattia Varani, il giovane fiorentino arrestato dai carabinieri all’alba del 6 marzo scorso di fronte al Frau di Marina di Torre del Lago quando due ragazzi genovesi, Giovanni Cardillo e Valerio Capra, entrambi 21enni, erano stati accoltellati, con ferite molto gravi,  dopo un litigio scoppiato all’interno del noto locale di patron Stefano Noto. Furono gli stessi addetti alla sicurezza del locale ad aiutare i giovani feriti, e a chiamare sia il 118 sia i militari dell’Arma, che una volta arrivati sul posto avevano arrestato il fiorentino, accusato da molti testimoni presenti al fatto di essere colui che aveva sferrato le coltellate ai due giovani liguri, anche se l’arma bianca non e’ mai stata ritrovata.  Il ferimento sarebbe stato l’epilogo di un lite scoppiata all’interno della discoteca tra un gruppo di ragazzi di Genova e un altro di Firenze, allontanati subito dal locale dai buttafuori, poi era saltato fuori un coltello. E tra i feriti, anche se in modo meno grave, c’era stato anche un terzo giovane. Il processo che si è appena concluso, con la sentenza di condanna, riguarda l’episodio di rissa. Quanto al reato di lesioni ancora non è stato dato inizio al giudizio. Ammonta a circa 30mila euro la cifra richiesta da Stefano Noto, che attraverso il suo legale Giorgio Nicoletti si era costituito parte civile per il risarcimento dei danni subiti. Ma i danni, anche di immagine e per la chiusura del locale per 15 giorni dovuta a un articolo 100 del Tulps, verranno stabiliti in sede civile. Ai domiciliari dal giorno dell’arresto al giovane fiorentino non è stata concessa la condizionale.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia) 

Published in: on luglio 23, 2011 at 9:30 am  Lascia un commento  
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“CI HA INVESTITI ED E’ FUGGITO VIA”, MA NON ERA VERO

Assolto, perchè il fatto non costituisce reato. Un noto legale fiorentino, avvocato capo del comune di Firenze ora in pensione, con un passato ineccepibile sia umanamente che professionalmente, era stato accusato di omissione di soccorso, ma il giudice unico del Tribunale di Viareggio Valeria Marino lo ha assolto. Un processo nato da un rinvio a giudizio coatto, dopo che il gip aveva respinto la richiesta di archiviazione fatta dal pm titolare del fascicolo di indagine, e conclusosi con una assoluzione piena. Il fatto era accaduto a Viareggio una domenica di marzo del 2008: l’ anziano stava percorrendo piazza D’ Azeglio in direzione nord sud, quando inavvertitamente urtò con lo specchietto laterale destro un pedone con il figlio. Non accortosi di niente il conducente aveva però proseguito la sua marcia per tornare a casa dove, grazie alla targa presa da un testimone, fu rintracciato dagli agenti della Polizia Municipale di Viareggio. Furono gli stessi vigili urbani a prendere le dichiarazioni del turista empolese urtato e del teste presente ai fatti, e a verificare lo stato della macchina, una Fiat 600 bianca che “non presentava ammaccature o tracce riconducibili all’incidente”. L’uomo investito, che fattosi medicare insieme al figlio al Pronto Soccorso del “Versilia” fu refertato con una prognosi di soli 7 giorni, dopo qualche giorno presentò però una denuncia per omissione di soccorso. Dove, al contrario di quanto verbalizzato nell’immediato agli agenti della Polizia Municipale intervenuti per i rilevi – “l’auto non si era fermata ma aveva proseguito la sua corsa tranquillamente” – mise nero su bianco tutt’altra versione, ossia che l’anziano lo aveva travolto assieme al figlio sopraggiungendo a folle velocità per poi scappare. Al dibattimento di ieri mattina è stato lo stesso Pubblico Ministero a chiedere l’assoluzione dell’imputato. Sufficiente per risolvere il caso sia i verbali dei vigili urbani che la testimonianza resa, anche dai carabinieri, dall’uomo che aveva visto quanto accaduto e preso la targa: “La Fiat 600 andava piano, c’era molto traffico, e quando ha urtato i due pedoni che stavano per attraversare ha continuato la sua marcia senza modificare la sua velocità”. “Il conducente non si era fermato perchè non si era nemmeno reso conto di cosa fosse successo – sono state le parole dell’avvocato Antonio Iascone, difensore dell’imputato assolto – e ai fini della configurabilità del reato di omissione di soccorso, quindi di fuga, occorre il dolo: ossia la consapevolezza di aver investito e la volontarietà di fuggire”. L’anziano avvocato fiorentino finito alla sbarra e scagionato, invece, non si era nemmeno accorto dell’urto.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)