STUPRO SULLO YACHT, A GIUDIZIO IL VIOLENTATORE

Rito abbreviato, il 23 novembre, per J.H., il 39enne inglese accusato di violenza sessuale nei confronti di una connazionale poco più che ventenne. L’uomo, nell’agosto dello scorso anno, la stuprò fino all’alba, sottoponendola a terribili torture: fu una notte da incubo, durante la quale la ragazza fu violentata ripetutamente per ore, sotto minaccia, a bordo di un mega yacht ormeggiato a una banchina del porto di Viareggio. Dopo aver abusato della giovane costringendola a rapporti sessuali particolari, averle urinato addosso e fatto mangiare persino le sue feci, J.H. Si era poi dileguato, lasciando la sua vittima ferita e impaurita. Mesi addietro, davanti al sostituto procuratore Sara Polino e al giudice per le indagini preliminari Simone Silvestri, si era svolto, a porte chiuse, l’incidente probatorio e come aveva confermato il Pm la vittima aveva ripercorso tutti i momenti di quella terribile notte, confermando quanto messo a verbale la mattina successiva allo stupro nella caserma dei Carabinieri di Viareggio, dove si era recata dopo essere stata medicata al Pronto Soccorso dell’Ospedale Unico “Versilia” e sottoposta a visita ginecologica. Imbarcata su un panfilo battente bandiera inglese la ragazza, quella sera, aveva conosciuto il connazionale. Un incontro casuale, in un pub della Darsena, due chiacchiere e poi un invito a bere qualcosa insieme sullo yacht del quale, pur non essendo l’armatore, o il comandante, l’uomo aveva la disponibilità. Poi, appena saliti a bordo, era iniziato l’inferno. Sull’uomo, latitante, pendono un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e un mandato di cattura internazionale.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)

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“ABUSI SULLE FIGLIE GEMELLE”, PADRE FINISCE ALLA SBARRA CON LA PESANTE ACCUSA. LA SENTENZA A OTTOBRE

La sentenza è attesa per ottobre, dopo che all’udienza fissata per il 17 sarà ascoltato l’imputato, difeso dall’avvocato Eros Baldini, e sia il Pm che i legali esporranno le proprie conclusioni. Alla sbarra al tribunale di Lucca, un padre accusato di abusi sessuali sulle figlie gemelle. Una storia versiliese, un incubo iniziato quando le due figlie erano ancora bambine. Era stato il Gup, nel novembre 2008, ad accogliere la richiesta di rinvio a giudizio formulata dal Pm a seguito della denuncia presentata dalle gemelle non appena compiuta la maggiore età. L’uomo le avrebbe maltrattate, picchiandole abitualmente per futili motivi, con schiaffi, pugni e botte di ogni genere, a volte anche con la cinghia dei pantaloni e insultandole con epiteti di ogni genere. Arrivando a volte a minacciarle con un coltello da cucina. Il fatto ancor più grave, contestato al padre dalla Procura della Repubblica di Lucca, sono le violenze sessuali perpetrate per quasi dieci anni, da quando le due figlie frequentavano gli ultimi anni delle scuole elementari. L’uomo le avrebbe costrette con la forza, instaurando un clima di terrore nella famiglia fatto di minacce  di punizioni, a subire rapporti sessuali di varia natura, inizialmente toccandole nelle loro parti intime, poi costringendole a masturbarlo e ad avere con lui, separatamente, sia rapporti orali che rapporti completi. Le violenze, a quanto denunciato dalle figlie sarebbero avvenute sia dentro le mura domestiche, nel letto del padre, che durante le trasferte lavorative del padre, prevalentemente a Pontremoli e a La Spezia. Le figlie, che erano state sentite dal magistrato inquirente nel corso dell’udienza dell’incidente probatorio, avevano risposto durante un lungo ed estenuante interrogatorio a tutte le domande facendo emergere un contesto di vissuto familiare drammatico e alterato. Le indagini partirono circa un anno fa quando le due figlie, maggiorenni da qualche mese, scapparono di casa rifugiandosi presso una struttura protetta e denunciarono gli abusi subiti per dieci anni. Nel corso del processo sono stati sentiti circa trenta testimoni, per entrambe le parti. Parenti, amici, vicini di casa. Oltre ai colleghi dell’imputato. In attesa della sentenza, e da quando il processo è iniziato, al padre delle ragazze è stato imposto di vivere in un comune ligure, lontano da quello della residenza.

(Il Nuovo Corriere di Lucca e Versilia)